giovedì 25 ottobre 2018

SPREAD, TRIA, SOSTENIBILITÀ DEL DEBITO, PROSPETTIVE DELLA MANOVRA ECONOMICA di Nino Galloni.

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1.Per quale ragione l’aumento dello spread deve riflettersi sui tassi di interesse dei nuovi titoli in emissione? Lo spread, dovuto alle richieste di vendita dei titoli a 10 anni prima della scadenza presenta due cause. Una causa razionale dovuta alle sopravvenute esigenze di liquidità del possessore che derivano dalle incertezze e dagli imprevisti della vita. E una componente in apparenza del tutto irrazionale dovuta a giudizi infondati e illogici degli operatori (le obbligazioni pubbliche rappresentano certamente gli effetti finanziari più sicuri e certi): ma, nello spandere incertezza e pregiudizio, gli operatori ottengono di guadagnare sia sul riacquisto dei titoli a futura scadenza, sia sull’acquisto dei nuovi titoli a maggior tasso di interesse.
Il movente irrazionale prevale su quello razionale, ma nessuna autorità monetaria si perita di opporsi a tale situazione (unica eccezione il QE di Draghi in via di superamento).
Per quanto riguarda i titoli italiani, la domanda è sistematicamente superiore all’offerta; quindi, il tasso dovrebbe scendere e invece sale.
2.Guardando poi alle scadenze, i titoli più richiesti e a più basso interesse sono quelli a scadenze inferiori ai tre anni; anzi – fenomeno inspiegabile per i comuni risparmiatori – i titoli a più breve termine presentano tassi di interesse negativi anche in termini nominali consentendo un arricchimento del venditore cioè lo Stato.
3.Sarebbe pertanto logico accorciare i tempi del debito e ridurre i tassi sulle nuove emissioni in modo di rendere più appetibile l’acquisto dei vecchi titoli sul mercato secondario: tutto ciò servirebbe ad abbassare lo spread, ma nessuno ci pensa.
4.Fa benissimo il Presidente del Consiglio in Russia a ribadire a Putin la solidità della nostra economia e rapporti di collaborazione; ma è sempre meglio partire da infrastrutture o progetti per il Mediterraneo e l’Africa invece che puntare alla dipendenza dagli acquisti di titoli finanziari da parte degli amici Russi.
5.Il ministro Tria afferma che uno spread attorno a 320 pb (quindi tassi di interesse sui decennali oltre il 3,5%) sarebbe, nel tempo, insostenibile per l’Italia. L’affermazione è veritiera se: il pil aumenta poco; i funzionari continueranno ad allineare allo spread il tasso delle nuove emissioni; nel 2019 ci dovesse essere ben poca inflazione; non si farà una politica di riduzione dei tempi del debito.
6.Lo spauracchio maggiore è un calo della domanda al di sotto dell’offerta. Ciò potrà dipendere dal proposito degli operatori di rendere difficile la vita allo Stato italiano e, quindi, occorrerebbe prevenire tale scenario con un patto che preveda – in cambio degli acquisti di titoli pubblici- l’applicazione della Glass Steagall (netta separazione tra chi esercita il credito e chi la finanza) solo alle piccole banche (da aiutare, invece, a rifidelizzarsi sul territorio).
7.Per evitare che qualche bizzarra agenzia riduca il nostro rating al di sotto della soglia di inclusione dei titoli pubblici nell’attivo dei bilanci delle banche, occorre dotarsi di un’agenzia di rating indipendente che sia legislativamente indicata come riferimento contabile delle nostre imprese finanziarie.
Nino Galloni

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