sabato 7 giugno 2014

Raccolta differenziata: ingiusta e demenziale, ecco perché

-di Debora Billi per Petrolio-
L’incredibile foto qui sopra è stata scattata ieri dall’amico lettore Federico. Di cosa si tratta? Del suo ultimo acquisto: una chiavetta wi-fi, che potete vedere in basso nella foto. Sì, quel microscopico quadratino nero. Tutti gli altri oggetti che vedete rappresentano l’imballaggio del quadratino. L’imballaggio.
Non potevo crederci neanch’io. Carta, cartone, plastiche, cellophan, metri e metri di roba da portare obbligatoriamente a casa qualora si abbia bisogno di una chiavetta. E poi, ovvio, da riciclare: separando pazientemente i diversi materiali per non sbagliarsi, conservandoli in casa nei diversi bidoncini, e infine andando a gettarli negli appositi bidoni della pubblica spazzatura che non faticheranno certo a riempirsi, se ogni francobollo che compriamo è incartato nel Titanic.
Io trovo tutto ciò assolutamente ingiusto e demenziale. Non solo siamo sommersi ormai dallarumenta, ma dobbiamo come certosini metterci NOI a separare ciò che le agenzie di marketing capricciosamente ci infliggono. Perché si tratta solo di marketing, sapete: siccome al consumatore scoccia dover pagare decine di euro per una micro chiavetta, allora gli si offre la sensazione dell’”acquisto importante” infilandola in un mega scatolone pieno di inutili manuali cartacei e altre cianfrusaglie.

Funziona tutto così. La monnezza è colpa nostra, brutti pigracci che non differenziamo il coperchietto dello yogurt; ma mai che a qualcuno salti in testa di fare una legge severa sugli imballaggi. Da quel punto di vista, non è cambiato nulla: le aziende continuano a foderare i prodotti con plastica termosaldata a cartone termosaldato a metalli termosaldati a nonsocosa, e noi lì a strappare, dividere, separare.
Il punto è molto semplice: non è possibile la coesistenza della raccolta differenziata con le attività di packaging. Finché queste ultime sono libere di imperversare, la differenziata è soltanto un’ulteriore schiavitù del consumatore agli dei del marketing. L’ennesima distorsione demenziale della società consumistica.

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