giovedì 24 febbraio 2022

Una Repubblica fondata sul consumo

Com’era in effetti ragionevole perfino qui, le regole legate alla pandemia cambiano: i contagi continuano a calare, gli ospedali si stanno svuotando e ieri Mario Draghi ha annunciato la fine dello stato d’emergenza dal 31 marzo e pure del sistema dei colori.

 

(Silvia Truzzi – Il Fatto Quotidiano)

Anche l’Italia, con cautela, riapre: “Cesserà ovunque l’obbligo delle mascherine all’aperto, e quello delle mascherine Ffp2 in classe. Metteremo gradualmente fine all’obbligo di utilizzo del certificato verde rafforzato, a partire dalle attività all’aperto, tra cui fiere, sport, feste e spettacoli”. Dal primo aprile (forse addirittura prima) la capienza di spettatori negli stadi dovrebbe arrivare al 100%: tutti dentro. E dalla stessa data non si dovrà esibire il certificato rafforzato (guariti o vaccinati) per alloggiare in hotel e visitare sagre o centri congressi. Sembra che ci potremo sedere ai tavolini di bar e ristoranti all’aperto senza pass. E gli spostamenti? Liberi! Scade l’obbligo di esibire il super green pass sui mezzi di trasporto a lunga percorrenza e su quelli del trasporto pubblico. Misure per favorire il turismo, in vista della bella stagione, per evitare che gli stranieri preferiscano altre mete al Belpaese. Finora gli stranieri che entravano in Italia dovevano fare cinque giorni di quarantena, che sono stati aboliti. Come avete letto sul giornale di ieri, con il nuovo decreto chi è vaccinato o guarito da meno di 6 mesi, potrà entrare nel nostro Paese con il pass base, chi ha un certificato di guarigione o vaccinale da più di sei mesi (compresi quelli ottenuti con Sputnik o altri prodotti non autorizzati dall’Italia) dovrà mostrare l’esito negativo di un tampone effettuato non più di 48 ore prima (se rapido) o 72 (se molecolare). Tampone che non è obbligatorio se si è guariti dopo aver completato il ciclo di vaccinazione. E poi, sul fronte interno: Green pass con durata illimitata per chi ha completato il ciclo vaccinale ma anche per chi ha fatto solo due dosi di vaccino ed è guarito dal Covid. Bene, no? Mica tanto.

Scuola e lavoro. Cambia qualcosa anche per gli studenti, ma non è chiaro se anche per i non vaccinati. Ieri il premier ha detto “scuola sempre aperta per tutti”, il che fa presumere che verrà superata la Dad, anche per i non vaccinati, diversamente da quanto ipotizzato finora (cioè dad solo per i non vaccinati, e comunque dimezzata da dieci a 5 giorni). E sul posto di lavoro? I lavoratori che non percepiscono lo stipendio perché non vaccinati, potranno tornare? Stando a quel che sappiamo, non cambia nulla: per gli over 50 sui posti di lavoro l’obbligo del pass rafforzato dura fino a 15 giugno, come ieri ha ribadito il sottosegretario alla Salute Costa. Diamo un’occhiata ai numeri: contagi un mese fa erano 250 mila al giorno, ieri sono stati 49 mila, ma le restrizioni sono le stesse. “Il Green Pass è servito a far immunizzare le persone, ma non a impedire la trasmissione del virus”, ha spiegato il professor Crisanti a Libero. “Per questo dico che tenere il certificato verde oggi è una decisione squisitamente politica e non sanitaria, giustificata dalla determinazione del governo di tenere fino in fondo la linea, dallo choc iniziale delle bare di Bergamo e dal non voler dare la sensazione che tutto sia finito, ma non dalla curva della pandemia”. Una politica che si preoccupa dei consumi e del turismo, ma che ritiene il lavoro un diritto così poco fondamentale da renderlo condizionato. L’intento punitivo è chiaro, e ieri il governo con la maggioranza più ampia della storia ha addirittura messo la fiducia sulla proroga dell’obbligo vaccinale per gli over 50 fino a giugno (cioè sul vecchio decreto, in sede di conversione, mentre è già in lavorazione quello nuovo ed è superato dalle dichiarazioni di Draghi): chissà se il presidente della Repubblica e la Consulta avranno qualcosa da dire sulle discriminazioni di questa nuova Repubblica fondata sul consumo e sul turismo.

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