giovedì 29 dicembre 2022

PINO ARLACCHI. La lezione cinese: la guerra si vince senza combattere.

Si moltiplicano in questi giorni gli interrogativi su chi, infine, prevarrà nel conflitto tra Russia e Ucraina, e su come andrà a finire la guerra per procura tra Washington e Mosca di cui il conflitto è espressione.

 

infosannio.com (DI PINO ARLACCHI – Il Fatto Quotidiano)

Che la guerra sia animata soprattutto dall’ostilità americana verso la Russia è provato dal fallimento dei negoziati di pace avviati poche settimane dopo l’invasione dell’Ucraina. Quando Putin e Zelensky erano sul punto di incontrarsi per definire i punti principali dell’accordo – quali la neutralità dell’Ucraina, una garanzia credibile di sicurezza sia per le regioni russe del Donbass sia per la sovranità della stessa Ucraina –, inglesi e americani sono intervenuti per far saltare i negoziati e radicalizzare le posizioni di Kiev. Da allora in poi è diventato ancora più evidente che si tratta di una partita le cui poste sono molto più grandi di quelle dichiarate. La mia impressione è che lo scontro tra Nato e Russia sia nient’altro che una tappa della fase terminale dell’egemonia americana sul pianeta, dove gli Stati Uniti cercano di ritardare la loro caduta portandosi dietro nel precipizio noi europei. Tutti gli europei, Russia inclusa. E ciò di fronte alla sostanziale indifferenza del resto del mondo – che ha rifiutato di schierarsi – e della sua potenza ascendente, la Cina. Che è ancora una volta il vero vincitore di una guerra occidentale.

Putin si è prestato al gioco usando il lato oscuro, la maledizione, del potere occidentale, la guerra: uno strumento che sembrava essere diventato obsoleto, inammissibile in un’Europa postbellica divenuta uno spazio di pace. La Russia ha compiuto un reato di eccesso di legittima difesa verso una minaccia che poteva fronteggiare con strumenti diversi dalla specialità Nato dell’attacco armato. Perché la Cina sta vincendo? Perché non ha fatto questa guerra. Come non ha fatto le altre sette – Kosovo, Afghanistan, Iraq 1991 e 2003, Libia, Siria, Yemen – iniziate dall’Occidente, dal Vietnam in poi. E perse quasi tutte. La più grande delle vittorie – ci ha insegnato Sun Tzu 2.600 anni fa – consiste nel vincere una guerra senza combattere. Seguendo questa massima, la Cina moderna ha dovuto subire in un primo tempo l’umiliazione delle guerre dell’oppio e delle aggressioni occidentali, per poi diventare immune, dopo la rivoluzione del 1949, dalla causa principale del crollo degli imperi occidentali.

Le guerre napoleoniche e l’invasione della Russia distrussero il dominio della Francia sull’Europa, ed essa non ritrovò mai più la grandezza di un tempo. La Gran Bretagna divenne dominante nell’800 proprio per la sua abilità di evitare conflitti estesi e di praticare solo scontri marittimi circoscritti, nei quali la Royal Navy poteva prevalere senza difficoltà. C’è poi l’esempio degli Stati Uniti del Novecento: hanno atteso che le potenze europee si scannassero tra loro in due guerre mondiali, per intervenire all’ultimo momento al fianco dei vincitori, e soprattutto per spolpare ciò che era rimasto dell’impero inglese. Singolare vicenda questa degli Usa. Diventati i padroni del mondo grazie alla loro astensione dalle grandi guerre, sono infine caduti vittime anche loro del vizio indelebile della civiltà occidentale: la violenza predatoria e la guerra fratricida che dalla Guerra del Peloponneso in poi hanno portato alla rovina le sue più alte espressioni.

Gli Usa sono l’ultima grande potenza che crede nelle guerre, e destina ingenti risorse a prepararle e combatterle. Guerre che vengono regolarmente vinte… dalla Cina, come lo stesso presidente Carter pare abbia detto a Trump: “La Cina è in pace con i suoi vicini e con il resto del mondo dal 1979 (data del suo scontro di confine con il Vietnam, ndr). La Cina non ha sprecato neppure un centesimo con le guerre, ed è per questo che si trova davanti a noi quasi su ogni piano”.

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