mercoledì 29 aprile 2020

Utenze, storia di un paese che svende al privato i beni collettivi

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Il 29 aprile del 1906, ad Aqualagna, piccolo paesino nel marchigiano, nasceva Enrico Mattei.
Partigiano del Cnlai durante la Resistenza, parlamentare Dc nel primo governo eletto della Repubblica, ma soprattutto imprenditore e dirigiente pubblico italiano, fondatore del gruppo Eni nel 1953, quando assunse la proprietà dell’Agip e la trasformò, anziché liquidarla come richiesto dalla Commissione centrale per l’economia del Cln nell’immediato Dopoguerra, in una multinazionale del petrolio.
Morì in un incidente aereo solo 9 anni dopo, riconosciuto nel 2012 come vittima di un attentato da una sentenza al processo collegato alla scomparsa del giornalista De Mauro, dopo aver messo in crisi il dominio delle “Sette sorelle” nell’industria petrolifera.
Erano i tempi dei colossi di Stato, ossia della proprietà statuale dei settori strategici, come con l’Eni appunto, ma anche con l’Enel, privatizzate nella sbornia liberista degli anni Novanta. Quali sono le conseguenze oggi, in piena pandemia, di quel giro di privatizzaizioni?

Per quanto riguarda le utenze, lasciamo la parola al sindacato degli inquilini e abitanti Asia Usb e alla Rete giovanile nazionale Noi Restiamo, impegnati nella campagna per la richiesta del blocco pagamento degli affitti e delle utenze, specialmente per le nuove generazioni, in questo momento di crisi.
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asia usb noi restiamo blocco utenzeLiberalizzazione delle utility, devastazione ambientale e l’urgenza di un cambio di rotta.
Queste settimane di emergenza sanitaria e quarantena obbligata hanno messo migliaia di persone, e in particolar modo i giovani, lavoratori e studenti che vivevano di lavoretti ed espedienti, nella condizione di totale o parziale impossibilità di pagare il canone di affitto, ma anche le utenze (acqua, luce e gas) accumulate.
Il governo Conte inizialmente si era speso in dichiarazioni sulla parziale sospensione delle bollette, poi cadute nel vuoto.
Ma perché, nemmeno in condizione di straordinarietà, il governo non prende decisioni precise sulle utenze che non possiamo permetterci di pagare? La risposta è semplice: non ne ha più il controllo dopo decenni di liberalizzazioni nei settori strategici, compreso quello delle utility.
Le grandi aziende multiutility da anni infatti speculano su beni che dovrebbero essere pubblici garantendosi utili d’esercizio e dividendi notevoli, sostenuti anche dal continuo rincaro delle bollette, e la collettività, progressivamente, ha perso il potere di tutelarsi, divenendo semplici clienti.
Il controllo pubblico su settori come quello dell’energia avrebbe concesso allo Stato quantomeno la possibilità di bloccare i pagamenti in una situazione sociale esplosiva come quella attuale.
Il mercato del gas è stato aperto in Italia nel 2003, quello dell’energia elettrica nel 2007, ma si è optato per un regime di “maggior tutela” fino al 2022, anno di passaggio ufficiale alla piena concorrenza, cioè alla libertà estrema del mercato di regolarsi in questo settore.
Dagli anni ‘90 in poi, infatti, il progetto di integrazione europea ha costretto il nostro paese a svendere gran parte delle aziende statali, comprese quelle strategiche: tra le aziende privatizzata troviamo anche Enel e Eni, di fronte alle quali il governo oggi non dice nulla, anteponendo alla priorità sociale di garantire una vita dignitosa il loro profitto anche nel disastro sanitario mondiale.
Va inoltre ricordato che sono le stesse grandi aziende da tempo riconosciute e additate tra le principali responsabili della crisi climatica e ambientale del Pianeta. Fatturano miliardi e producono devastazione su larga scala dell’ambiente, della salute e dei nostri territori.
Non pagare le bollette e chiedere che siano annullati i pagamenti è una necessità per tutte le fasce popolari.
Nazionalizzare i settori strategici, tra cui quelli dell’energia, e ridare alla collettività il potere di decidere e pianificare sul proprio futuro un’urgenza che si pone nel futuro prossimo.

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