lunedì 27 aprile 2020

Ripartono le Grandi Opere inutili. Via libera ai commissari

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Tra le attività produttive che si sono fermate per ultime, e quelle che ripartiranno tra le prime, ci sono i cantieri.
A più voci i governatori delle regioni del Nord Italia, hanno premuto sul Governo perché si prendesse una decisione chiara e rapida sulla riapertura delle opere pubbliche anche prima del 4 maggio, e la conferma ufficiale, è arrivata ieri sera dalla conferenza stampa di Conte. Preparativi già da domani, per la ripartenza il 4 maggio.
Perché tanta fretta? Se i governatori si rincorrono nel parlare di necessità di riavviare i cantieri per “riprendere” le opere pubbliche come l’edilizia scolastica (e sappiamo bene in che stato vergognoso versano gli edifici scolastici da decenni, non da ieri!), o addirittura l’edilizia residenziale pubblica (bloccata, ferma, svenduta da ormai un ventennio di politiche antipopolari e di distruzione del welfare pubblico!), quello che in verità si vuole riavviare velocemente è la catena della speculazione su cui i grandi costruttori vivono, le grandi opere stradali, ferroviarie e infrastrutturali.

Ricordiamo bene le grandi opere che con lo Sblocca Cantieri tra il 2019 e i primissimi mesi del 2020 presero una nuova spinta vitale, come la Pedemontana lombarda, la bretella Sassuolo-Campogalianico, i passanti di Bologna e Firenze e il Mose di Venezia, l’alta velocità Brescia Padova, i tram per turisti di Bologna, le bretelle , ecc (guarda caso tutte opere concentrate per lo più nel Nord Italia, trampolino per l’Europa).
Un mercato quello degli appalti pubblici legati alla realizzazione di queste opere, che vale circa 120 miliardi e che ora grazie al nuovo codice degli appalti, al Decreto Genova, e al nuovo decreto del Mit della scorsa settimana, apre la strada ad appalti semplificati e deregolamentati in perfetta linea con le recenti leggi regionali che cancellano la pianificazione territoriale e danno il via libera alla progettualità privata.
Nel marasma del Coronavirus, infatti, il 18 Aprile scorso è stato approvato dal Governo il modello futuro con cui queste grandi opere saranno gestite, sdoganando con il plauso degli speculatori, il modello Genova, basato di fatto sull’affidamento dei “pieni poteri” ad un commissario, che può prendere decisioni con carattere di urgenza (tipico delle condizioni emergenziali come fu nel caso del Ponte Morandi) anche in momenti di ordinaria amministrazione e pianificazione territoriale.
Sono 21 i commissari nominati nel decreto del Mit del 18 Aprile scorso, per il riavvio di 6 tratte autostradali e 8 ferroviarie per un giro di affari di oltre 20 miliardi.
Un commissario straordinario per opera quindi, che avrà il potere di assumere ogni determinazione ritenuta necessaria per l’avvio o alla prosecuzione dei lavori, anche sospesi, e di provvedere all’eventuale rielaborazione e approvazione dei progetti non ancora appaltati.
Un commissario che potrà percepire una parte fissa di massimo 50mila euro annue, più una provvigione di altri 50mila euro annui in base agli obiettivi realizzati.
Un commissario che potrà scavallare ogni autorizzazione, parere, visto e nulla osta agli enti competenti perché per procedere basterà l’accordo con i presidenti di regioni e province.
L’unico vincolo rimanente, oltre a quelli europei e antimafia (le cui procedure sono già state comunque semplificate nel nuovo codice degli appalti!) sarà quello di ottenere l’autorizzazione ambientale, i cui termini per il silenzio assenso saranno comunque dimezzati.
Insomma questa è l’Italia che ci aspetta dal 4 maggio in poi, con la ripresa delle opere di cementificazione, devastazione e saccheggio del territorio in nome del profitto, come se questa crisi sanitaria non avesse già abbastanza palesato lo scontro in atto tra capitale e natura, e la necessità di invertire la rotta del paradigma dell’attuale sistema produttivo in modo radicale.

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