mercoledì 29 aprile 2020

Cartabia: "La Costituzione una bussola nell'emergenza. Non c'è diritto speciale per tempi eccezionali"

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La Corte costituzionale non si arrende al Covid. La presidente affida a un podcast il bilancio del 2019. Nessun cenno alla sua malattia, ma il rimpianto per il "viaggio interrotto imposto da un frangente drammatico della storia del Paese e dell'umanità". E parla di "leale collaborazione tra le istituzioni"

ROMA - Nessun cenno, neppure en passant, alla sua malattia, all'improvvisa febbre e al successivo tampone che ha poi confermato la presenza del Covid nella sua vita. Un mese lontana da quello che, ormai da nove anni, è il "suo" palazzo, la Corte costituzionale. Un mese di clausura a Milano, ma comunque al lavoro. Udienze "da remoto". Pure una bacchettata agli avvocati recalcitranti. Ore trascorse anche per preparare la sua relazione sull'anno passato. Quella che, nella tradizione della Corte, viene presentata alla stampa alla presenza del presidente Mattarella, delle massime autorità dello Stato, degli emeriti della Corte. Ma quest'anno c'è il Covid e bisogna rinunciare.

Marta Cartabia, la prima presidente donna della Consulta,  è costretta ad affidare a un podcast le sue 23 pagine che fotografano una nuova Corte, aperta, in viaggio verso il mondo, in un "leale rapporto di collaborazione" con le altre istituzioni. Una Corte che non demonizza la politica, tutt'altro, ma teorizza di poterci dialogare. Senza contrapposizioni, ma con spirito collaborativo. Una Corte che Cartabia definisce "in relazione", in quanto "pienamente inserita nella trama istituzionale repubblicana, aperta alla società civile, protagonista anche sulla scena europea e internazionale".

Servono "condivisione, concordia, unità d'intenti"
Cartabia prende in prestito le parole del presidente Sergio Mattarella, che è stato suo collega negli anni in cui era giudice della Corte, quando dice che "questo momento che attraversiamo richiede coinvolgimento, condivisione, concordia, unità di intenti".  Nessuna chiusura sulle carte, ma apertura al mondo. Per  questo il primo pensiero di Cartabia va alla pandemia, "al dolore per la scomparsa di migliaia di nostri concittadini e di sincera gratitudine per tutti coloro - in particolar modo al personale medico e infermieristico - che in questo non facile frangente assicurano i servizi essenziali della Repubblica con competenza, coraggio e generosità". Per questo serve "leale collaborazione".

Il Covid e la Costituzione
Scrive Cartabia: "La piena attuazione della Costituzione richiede un impegno corale, con l'attiva, leale collaborazione di tutte le Istituzioni, compresi Parlamento, Governo, Regioni, Giudici. Questa cooperazione è anche la chiave per affrontare l'emergenza. La Costituzione, infatti, non contempla un diritto speciale per i tempi eccezionali, e ciò per una scelta consapevole, ma offre la bussola anche per navigare per l'alto mare aperto nei tempi di crisi, a cominciare proprio dalla leale collaborazione fra le istituzioni, che è la proiezione istituzionale della solidarietà tra i cittadini".

Il viaggio interrotto
Inevitabilmente bisogna partire da qui, dalla frattura, dall'improvvisa chiusura che ha cambiato il mondo, costringendo anche la Corte a "interrompere il suo viaggio". Anzi, ben due viaggi, quello nelle scuole e quello nelle carceri. Il rammarico è forte nelle parole di Cartabia che resterà presidente fino a settembre. E che, per via del Covid, ha visto ridimensionati i suoi progetti che puntavano tutti ad aprire la Corte verso l'Italia e il mondo. Ma poi, come lei stessa scrive e legge nel podcast "improvvisamente, è venuto un momento di stasi e di chiusura, imposto da un frangente drammatico della storia del Paese e dell'umanità. Ora, tutto ha subìto un forte rallentamento.

È un tempo quasi sospeso. In questa contingenza, le Istituzioni della Repubblica assicurano la continuità delle funzioni loro affidate, limitando le attività all'essenziale e alle questioni urgenti, indifferibili. C'è un tempo per ogni cosa e ogni cosa è bella al suo tempo, si potrebbe dire prestando eco alla millenaria saggezza del libro Qoelet. Il tempo del Viaggio in Italia della Corte è stato bruscamente interrotto". Un'amara presa d'atto che però non ferma Cartabia. Una presidente che appunto, anche durante la sua malattia, non ha smesso un solo giorno di lavorare e di far lavorare colleghi ed uffici.

La Corte aperta al mondo
È il leit motiv della relazione. Dice Cartabia: "Apertura è stata la parola d'ordine a palazzo della Consulta". E la "nuova" Consulta si apre in ogni modo possibile. Alle altre Corti, Cassazione, Consiglio di Stato, Corte dei conti. Nonché con le Corti europee. Dialoga con la politica e pratica nuove sentenze, che lasciano alla politica stessa la possibilità di correggere gli errori (vedi il caso Cappato). Sfrutta ogni mezzo per essere alla portata del pubblico: nuovo sito, anche in inglese, nuovi criteri di ricerca, appuntamento fisso con i comunicati stampa dopo ogni decisione, non le due righe del passato, ma un ragionato anticipo della futura sentenza. Qui s'innestano i viaggi dei giudici, nelle scuole e nelle carceri.  Con il film sui giudici in visita nelle carceri di Fabio Cavalli che sta facendo il giro del mondo.

Il nuovo rapporto con la politica
Cartabia disegna una Consulta che interagisce con la politica. Dice: "La Corte - che non è mai legislatore positivo e quindi non può creare la disposizione mancante - in questi casi individua nella legislazione vigente una risposta costituzionalmente adeguata, anche se non obbligata, applicabile in via transitoria fintanto che il legislatore non reputi opportuno mettere mano alla riforma legislativa che resta pur sempre nella sua discrezionalità attivare. In tal modo sono meglio preservati entrambi i principi in tensione: la necessaria rimozione dei vizi di illegittimità costituzionale e l'altrettanto necessario rispetto del compito del legislatore". La presidente cita due esempi noti, l'intervento sulla legge di bilancio e il caso Cappato. Descrive anche la strada delle "tecniche processuali collaborative" per cui la Corte individua l'errore costituzionale, ma lascia al Parlamento la possibilità di sanare il vulnus.

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