martedì 15 maggio 2018

Governo. Al Colle si ragiona su un governo solo "elettorale" per tornare al voto a settembre.

Se frana la trattativa tramonta lo schema dell'esecutivo di tregua. L'ipotesi di una fiducia tecnica per "evitare" il voto il 5 agosto. 

 

Ritorna l'ombra del voto anticipato. Anche al Quirinale, dove arrivano gli echi di una trattativa sul punto di franare. Perché, col passare delle ore, è evidente che Salvini non la regge più. E sta cercando una exit strategy per sfilarsi (leggi qui Angela Mauro).
Il Colle attende pazientemente l'esito di questo ennesimo negoziato, ma il "che fare" è già all'ordine del giorno. In questa crisi infinita, in cui quasi quotidianamente si consumano scenari e ipotesi, anche le condizioni minime per un governo di "tregua" sembrano essere saltate. Perché, molto semplicemente, non ci sono i numeri e il clima per varare una soluzione di qualche mese che consenta di evitare l'aumento dell'Iva e porti il paese al voto a fine anno in modo ordinato.

È un più prosaico governo "elettorale" l'ipotesi che si materializzerà in caso di fallimento di questo negoziato, perché se c'è un punto fermo al Colle è che serve un governo neutro che accompagni il paese al voto, come ha spiegato il presidente nel suo discorso alla Vetrata. Impensabile tornare alle urne con Gentiloni, espressione di un'altra legislatura e possibile bersaglio polemico dei competitor elettorali perché comunque espressione di "una parte politica".
È, oggettivamente, una situazione senza precedenti. Che pone problemi di non poco conto. Perché se è chiaro il "che cosa" – un governo che nasce su impulso del presidente per portare il paese al voto – è complicato il "come". Per comprendere, occorre scorrere il calendario. Domanda: che cosa succede se un governo di questo tipo venisse bocciato a fine maggio? Altra domanda: come è possibile, se venisse bocciato a fine maggio arrivare a votare a ottobre, con un governo che non ha mai ricevuto una fiducia e resta in carica mesi per l'ordinaria amministrazione? È l'ennesimo unicum, in questa crisi dei record negativi: la prima volta, nella storia d'Italia, che non si riesce ad avviare la legislatura e la prima volta che, suo malgrado, il capo dello Stato non riesce a fare un governo con i partiti insensibili al suo richiamo alla responsabilità.
Le date, dicevamo. Tra scioglimento e voto devono passare sessanta giorni, il che concretizza questo scenario: se sarà bocciato il governo offerto dal presidente alle Camere, le alternative sono o il ritorno al voto nella prima domenica di agosto oppure va trovato un modo per mandare questo governo fino a luglio, per poi sciogliere e votare a settembre. Ecco il punto, già presente nei ragionamenti che si fanno al Quirinale. Perché il voto la prima domenica di agosto è davvero uno scenario classificabile alla voce "follia", con mezzo paese al mare, le scuole chiuse, il caldo torrido. C'è un motivo se, nella storia d'Italia, si è sempre seguita la regola che, quando sono aperti gli ombrelloni, le urne sono chiuse.
E allora ecco il punto. È necessario che si trovi un modo – almeno questo – per garantire un percorso lineare e, con esso, un minimo di logica e di buon senso. Non è in discussione il ritorno al voto, ma la definizione di un percorso. I partiti, ad esempio, potrebbero votare – assieme o separati – una mozione di fiducia "tecnica" consentirebbero al governo di passare indenne il primo passaggio parlamentare, fissando già nell'atto di nascita la fine di questo governo. O qualcuno potrebbe uscire dall'Aula. Non una fiducia politica ma una, di fatto, una semplice richiesta di posticipare lo scioglimento per evitare le urne ad agosto ed arrivare a settembre. Ci vuole tutta la fantasia politica e il buon senso per un passaggio del genere, perché non è facile visti i tempi. In parecchi penseranno che è una trappola per avviare il governo e, una volta avviato "chissà che succede", altri magari – in piena eccitazione da ritorno al voto, si dichiareranno pronti anche alle urne il 5 agosto. Tante cose mai viste sono accadute in questi mesi. E tante richieste di buon senso sono rimaste inascoltate. Resta il quesito: che succede se bocciano anche questo governo elettorale? Si può andare avanti un paio di mesi con un esecutivo che non ha incassato neanche una fiducia tecnica? Almeno un escamotage, uno solo, tanto per evitare le urne vuote con le spiagge piene. Anche questo passaggio si annuncia come maledettamente complicato.