sabato 15 giugno 2019

Il falso incidente del Golfo del Tonchino (Vietnam)

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Risultati immagini per apocalypse nowOggi affrontiamo il caso del falso incidente del Golfo del Tonchino (Vietnam 1964) per dimostrare ancora una volta (lo abbiamo già fatto in tanti articoli precedenti), come dai paesi occidentali viene presa a pretesto una menzogna per convincere la propria opinione della necessità di un ingresso in guerra.
In questo caso quindi ci occuperemo di una menzogna ancora una volta artificiosamente creata dagli Stati Uniti.
Il 4 agosto 1964, il Presidente degli Stati Uniti Lyndon Johnson, apparve in televisione informando la nazione che i soldati nord-vietnamiti avevano attaccato gli Stati Uniti. I telegiornali dell'epoca annunciarono: Ieri, tre imbarcazioni comuniste hanno attaccato un incrociatore statunitense lungo la costa vietnamita, la risposta del presidente Johnson oggi è stata dura e di seguito misero in onda le dichiarazioni del presidente Johnson: Ad ogni attacco armato alle nostre forze, risponderemo, a chi ci chieda il nostro aiuto per difendere la loro libertà, glielo daremo.
Discorso del Presidente degli Stati Uniti Lyndon Johnson: L'indignazione dell'opinione pubblica statunitense quindi agevolò la decisione del Congresso di entrare ufficialmente in guerra con il Vietnam del Nord, dopo aver aiutato militarmente per molti anni il Vietnam del Sud, senza mai intervenire direttamente. Il pretesto di guerra venne dal cosiddetto Incidente del Golfo del Tonchino, in cui delle motovedette vietnamite furono accusate di aver lanciato siluri contro l'incrociatore statunitense, nonostante il comandante della nave, il Capitano John J. Herrick, non era propriamente certo di quello che fosse successo, tanto che qualche ora dopo l'annuncio dell'incidente, il Capitano Herrick comunicò via radio al CINCPAC che aveva vari dubbi su molti aspetti dell'attacco che era stato raccontato.
Fu il Ministro degli Esteri, Robert McNamara, a dare alla stampa la notizia della pronta reazione americana all'attacco vietnamita: Subito dopo l'attacco, rappresentanti americani a Saigon si sono incontrati con rappresentanti del governo sud-vietnamita, e insieme hanno concordato che un'azione punitiva congiunta era necessaria.
Molti anni dopo si venne a sapere che il pretesto per l'ingresso in guerra era falso. Tutto nacque dalla scoperta di Daniel Ellsberg, un analista della CIA, addetto alla segreteria personale del Ministro della Difesa statunitense Robert MacNamara, il quale scoprì che l'incidente del Golfo del Tonchino non era mai avvenuto, ma rappresentava un criminoso pretesto grazie al quale McNamara poté giustificare l'inizio della guerra del Vietnam.
In una intervista del 2008, l'avv. Oreste Flamminii Minuto, difensore della libertà di stampa e già presidente della Camera Penale di Roma e Giudice aggregato della Corte Costituzionale, dichiarò che questa scoperta fu per Ellsberg scioccante. Ne fu turbato e cominciò a pensare cosa potesse fare per contribuire a denunciare quella che lui da buon democratico riteneva essere una vera e propria vergogna. La prima cosa che fece fu provvedere a fotocopiare quella montagna di carte dalle quali si evinceva la frode perpetrata ai danni del popolo americano. Cominciò a portare fuori dall'ufficio pezzo per pezzo quella montagna e a fotocopiarla con la complicità della sua donna. Tutto si svolgeva di notte e l'opera di acquisizione di questi dati fu lunga e faticosa. Quando ebbe completato questa fatica, i 47 faldoni che costituivano la prova della truffa perpetrata dall'amministrazione Johnson vennero consegnati al capo dell'opposizione democratica senatore William Fulbright il quale con grande sorpresa di Ellsberg gli restituì tutta la documentazione comunicandogli la sua impossibilità a fare qualunque cosa. Quegli atti erano coperti dal segreto di Stato e se egli ne avesse reso pubblico il contenuto sarebbe incorso nel reato di alto tradimento. In preda ad un'angoscia crescente, considerando che ogni strada gli era preclusa, per far valere di fronte al mondo la sua denuncia della prevaricazione del Governo statunitense, Ellsberg non ebbe altra scelta che quella di rivolgersi alla stampa. La decisione non fu facile, fu presa a seguito di una tormentata discussione con la sua donna che fu determinante nello spingerlo a recarsi nella redazione del New York Times. Di fronte a quella montagna di carte e alle problematiche della loro pubblicazione, i redattori del New York Times discussero a lungo, ma alla fine decisero di pubblicarle. Cominciò così la pubblicazione a puntate del dossier sull'incidente del Golfo del Tonchino, dossier ribattezzato Pentagon Papers.
Al clamore che ne seguì fu data immediata risposta da parte del Ministro della Giustizia del governo Nixon, il senatore John Mitchel, il quale, per tutelare il buon nome del Governo degli Stati Uniti, chiese ed ottenne da un giudice della contea di New York una ingiunzione ai giornalisti di non proseguire oltre nella pubblicazione del dossier. Sempre più angosciato e sempre più in preda a una disperazione assoluta, vedendo che i suoi sforzi per denunciare la vergogna di una guerra inutile non sortivano effetto, Ellsberg, niente affatto rassegnato, si rivolse al Washington Post. Stessa trafila, stessa pubblicazione della prima puntata, stessa ingiunzione del giudice a non proseguire oltre. Ma a questo punto cambiarono i protagonisti della vicenda. Ad Ellsberg si sostituirono i due grandi giornali che fecero ricorso alla Suprema Corte Federale degli Stati Uniti, impugnando la decisione del Giudice della Contea di New York sostenendo la violazione del primo emendamento della Costituzione degli Stati Uniti, quello che garantisce la piena libertà di stampa.
Ebbene, nonostante il segreto di Stato su tutta la documentazione, la Suprema Corte Federale degli Stati Uniti annullò la decisione censoria del giudice della contea di New York, poiché aveva violato il primo emendamento alla Costituzione sulla piena libertà di stampa. Inoltre la motivazione della sentenza del giudice costituzionale Hugo Black, era molto precisa: Il potere del governo di censurare la stampa è stato abolito affinché la stampa rimanga per sempre libera di censurare il governo. Solo una stampa veramente libera può denunciare con efficacia un inganno in seno al governo.
Qualora aveste voglia di vedere un bel film, questa incredibile ed affascinante storia è rappresentata in un bellissimo film del 2003 dal titolo Pentagon Papers e diretto dal regista statunitense Rod Holcomb. Inoltre esiste un altro bel film, diretto dal regista Steven Spielberg, dal titolo The Post, che racconta la storia dell'allora direttore del Washington Post, Ben Bradlee, interpretato da Tom Hanks e dell'editore Katharine Graham interpretata da Maryl Streep, e di come entrambi sfidarono il governo e rivendicarono il loro diritto a pubblicare e commentare i documenti riservati.
NSA (National Security Agency), desecretò la versione ufficiale del Golfo del Tonchino ed ammise che ufficiali dell'intelligence avessero deliberatamente modificato i fatti.
Quella notte del 4 agosto 1964, l'addetto ai radar dell'incrociatore Maddox;, era Patrick Park, il quale oggi svolge la professione di imprenditore a Los Angeles. Dopo il 2005, Park in una intervista dichiarò: I sonar servono per vedere bersagli che non puoi vedere direttamente. La notte del 4 agosto del 1964 ero in servizio e sono sicuro che non c'era proprio nulla nelle acque che minacciasse la nostra nave.
Lo stesso dichiarò James Stockdale, comandante della squadriglia aerea in volo di scorta sopra le navi: Io vedevo bene dall'alto: laggiù non c'era nessuna motosilurante nemica.
Lo stesso McNamara, dopo che i documenti vennero desecretati , confessò che l'attacco delle motovedette era stato tutta un'invenzione per creare, appunto, il necessario pretesto per entrare in guerra: Eventi successivi hanno mostrato che la nostra impressione di esser stati attaccati quel giorno era sbagliata: non era successo.
Per carità, onorevole il fatto che abbiano ammesso la loro sporca menzogna, ma non va dimenticato che l'hanno rivelata molti anni dopo. Peccato però, che nel frattempo, quella bugia costò 200 miliardi di dollari ai contribuenti statunitensi, ma soprattutto aveva causato 58.000 morti tra i soldati statunitensi e tre milioni di morti tra militari e civili vietnamiti. In pratica quella bugia fu alla base di un genocidio che gli Stati Uniti avranno per sempre sulla loro coscienza, ma fattore triste, purtroppo non se ne rendono conto.

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