giovedì 27 giugno 2019

Separare le banche d’affari e speculazione da quelle di risparmio e credito e’ imperativo

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La legge italiana sulla separazione bancaria e la nazionalizzazione di Banca d’Italia
Molti non sanno cosa sia la “separazione bancaria” e non sanno neppure che è stato uno strumento che ci ha protetto sino al 1993, anno della sua abrogazione.
Forse molti non sanno neppure che essa salvò gli Stati Uniti dalla crisi del 1929. Dopo che essa fu introdotta (Glass Steagal Act del 1933) gli Stati Uniti tornarono a rifiorire e divennero una potenza mondiale.
La separazione bancaria è una legge che tiene separate le attività bancarie di speculazione da quelle di credito e risparmio.
Non permette cioè che i capitali depositati nelle banche commerciali (quelle che si occupano di credito e risparmio) possano essere utilizzati per giochi in borsa e attività speculative.

I risparmiatori sono dunque tutelati dalla legge e dallo Stato che protegge le banche commerciali; a differenza di quelle di speculazione e affari che vengono lasciate al loro destino.
In Italia la legge sulla separazione bancaria entrò in vigore nel 1936, la cd. Legge Bancaria che stabilì la nazionalizzazione di Banca d’Italia e la separazione tra banche d’affari e banche commerciali (ovvero di credito e risparmio).
Sino al 1993, anno dell’abrogazione, mai, nessun risparmiatore che si è avvalso di una banca commerciale ha perso denaro o si è trovato a dover sostenere perdite della propria banca.
Oggi invece vediamo gli esiti infausti di questa abrogazione.
La Legge del 1936 infatti oltre a separare l’attività delle due diverse tipologie bancarie, stabiliva anche che coloro che possedevano azioni in una banca speculativa non potessero in alcun modo possedere azioni o sedere nel Consiglio di Amministrazine di una banca commerciale. Un ulteriore garanzia per i risparmiatori.
Con l’abrogazione della Legge del 1993, sono iniziati gli “accorpamenti” dei vari istituti bancari; le banche di una certa dimensione hanno ingerito quelle più piccole e la gestione da territoriale è divenuta globalizzata.
I direttori di filiale sono stati spogliati del potere di concedere crediti. I Consigli di Amministrazione sono divenuti di partecipazione mista, determinando di fatto la fine del sistema di separazione.
I risparmi sono confluiti in un’unica cassa, così i caveau delle banche a causa della forte attività speculativa si sono svuotati a discapito dell’economia reale che è rimasta a secco, perchè i crediti concessi non sono stati più sufficienti al sostentamento di imprese e famiglie.
Sono aumentati i debiti e le attività di recupero credito si sono rese più serrate.
L’attività speculativa è pericolosa, ma maggiormente redditizia, e dà risultati immediati, rispetto agli investimenti nell’economia reale. Ecco il motivo per cui i consigli di amministrazione dei gruppi bancari prediligono le operazioni di borsa e titoli.
Tutto ciò ha messo in serie difficoltà l’economia reale, causando un abbattimento di pil e una recessione economica.
Al danno si è aggiunta la beffa, ovvero i provvedimenti normativi di salvaguardia degli istituti di credito.
Gli italiani finanziano le banche attraverso i loro depositi e quando queste compiono azzardi speculativi e subiscono perdite, sono costretti a ripagare i debiti di quest’ultime al fine di evitare il loro fallimento.
In sostanza l’abrogazione della separazione bancaria e le normative a salvaguardia delle banche, permette la creazione di bolle speculative da parte degli speculatori, che una volta scoppiate creano dei buchi spaventosi e attraverso la recessione economica depauperano lo Stato e i suoi cittadini di risorse a ricchezze.
L’Italia trovandosi nell’eurozona, si trova ad affrontare un’ulteriore difficoltà derivante dall’impossibilità di emettere moneta e quindi credito sovrano.
L’Euro è una moneta straniera, emessa da una società privata (la BCE) e viene presa a prestito dagli Stati con restituzione con interessi.
Un debito/credito che continua ad espandersi, destinato a non avere mai fine.
Lo Stato quindi, non essendo emissario di prima istanza della moneta circolante e quindi del credito che essa genera, non è in grado di salvaguardare i risparmi dei cittadini, intervenendo quando necessario. Ciò determina perdita di potere economico sia pubblico che privato.
Non si pensi comunque che sia sufficiente tornare alla moneta sovrana per risolvere tutti i problemi.
Se le attività bancarie non saranno nuovamente separate, anche in caso di stampa di moneta sovrana i depositi bancari dei risparmiatori potranno essere utilizzati per attività speculative e quindi generare perdite.
E’ improcrastinabile dunque tornare alla regolamentazione che esisteva prima del 1993 e disciplinare nuovamente le attività degli istituti di credito.
Le banche sono indispensabili per il circuito economico, ma sappiamo anche bene che a seconda di come esse sono gestite possono creare benessere o indebitamento pubblico e privato.
Per garantire il benessere e il progresso umano e scientifico, le banche debbono tornare ad essere uno “strumento dell’economia reale”, e non un soggetto che utilizza danaro dei risparmiatori insindacabilmente e senza controllo. Il risparmiatore deve tornare ad essere tutelato, deve essere certo che il frutto del suo lavoro è custodito senza rischi e senza brutte sorprese.

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