lunedì 7 maggio 2018

Governo? Ipotesi. Quanti voti mancano al "Governo neutrale" proposto da Mattarella per ottenere la fiducia in entrambe le Camere.

Confrontando la composizione dei gruppi parlamentari e le esternazioni dei leader dopo le consultazioni, il quadro che emerge non è positivo per il Colle.

Risultati immagini per mattarellahp.it By Claudio Paudice

Il tentativo del presidente della Repubblica Mattarella di dar vita a un "Governo neutrale" che porti il Paese al voto nel 2019 o, al massimo, nel prossimo autunno scongiurando così elezioni in estate nasce morto? Con ogni probabilità, a leggere le dichiarazioni del leader politici battute dalle agenzie subito dopo la fine del discorso del Capo dello Stato. Ma le legislature possono sempre riservare sorprese. Può quindi tornare utile un rapido ripasso della composizione dei gruppi parlamentari confrontandola con le esternazioni fatte all'uscita dallo Studio alla Vetrata dai rappresentanti per capire quanti voti - molti, allo stato attuale - mancano affinché il "governo di servizio" ottenga la fiducia nei due rami del Parlamento.

Alla Camera. Un secco "no" alla via d'uscita tratteggiata da Mattarella è arrivato da Movimento 5 Stelle, Lega e Fratelli d'Italia. Il primo può contare su 222 deputati, la seconda su 125 mentre il partito guidato da Giorgia Meloni dispone di 32 deputati. Un sì convinto è invece arrivato dal Partito Democratico (111 deputati), Civica Popolare di Beatrice Lorenzin (4 deputati) e della componente delle minoranze linguistiche (altri 4 parlamentari). Possibilista +Europa di Emma Bonino che, all'uscita dalle consultazioni, ha fatto presente come un voto "super anticipato" metterebbe a serio rischio la possibilità di ripresentarsi alle elezioni per la raccolta delle firme necessarie. Al tempo stesso ha espresso "fiducia" nelle scelte di Mattarella: per +Europa sarebbero quindi 3 sì al Governo tecnico nominato dal Capo dello Stato. Sul vago sono rimasti invece la componente Maie ("governo sia politico ma il ritorno alle urne non ha senso") che conta 6 deputati, e Noi con l'Italia di Maurizio Lupi (3 parlamentari).
Sintesi: a dare un via libera incondizionato all'esecutivo "neutrale" ci sarebbero 122 deputati. Aggiungendo altri 9 di Maie e NcI - ma al momento non ci sono indicazioni in questo senso né in quello opposto - si arriverebbe a 131 deputati. Siamo ben lontani dalla maggioranza fissata a 316 parlamentari. Ma c'è il capitolo Forza Italia. Il partito di Silvio Berlusconi per ora si è allineato agli alleati di coalizione: "Forza Italia coerentemente con il voto degli italiani valuterà la posizione con gli alleati, tenuto conto degli impegni presi tra i leader. Non ci spaventa il voto", si legge in una nota di Fi. Ma, si chiosa, "l'estate non aiuta la partecipazione, meglio votare in autunno". Una posizione diversa rispetto a quella espressa da Matteo Salvini, leader leghista della coalizione, per il quale si deve votare a luglio. Forza Italia dispone di 105 deputati, e una eventuale rottura - che, va ribadito, al momento non trova alcun riscontro pur registrando la "frenata" sui tempi - porterebbe la maggioranza a 236. Mancano 80 voti. Tra questi non possono essere al momento conteggiati i 14 voti di Liberi e Uguali dal momento che all'uscita dal Quirinale il leader Pietro Grasso ha assicurato che non farà parte di alcuna maggioranza che contempli al suo interno forze di centrodestra.

ANSA
Nell'infografica realizzata da Centimetri la ripartizione dei seggi alla Camera per partito (dati ufficiali del Viminale, provvisori e incompleti) ANSA/CENTIMETRI
Al Senato. Stesso discorso a Palazzo Madama per M5S (109 senatori), Lega (58) e Fratelli d'Italia (61): per loro è un secco No. Nella migliore delle ipotesi il Governo del Presidente avrebbe in partenza 133 senatori, a fronte di una maggioranza richiesta di 160 senatori. Questo nel caso, sempre ipotetico, in cui Forza Italia votasse a favore di questo governo: ai 61 senatori di FI si aggiungerebbero infatti i 52 del Partito Democratico, gli 8 delle Autonomie-Svp e i 12 del Misto. Ne mancano 27. Dal Misto vanno però sottratti i 4 esponenti di LeU che, ragionevolmente, voteranno No come i colleghi di Montecitorio laddove una forza di centrodestra dovesse aderire alla maggioranza.
Conclusione: allo stato attuale l'esecutivo "neutrale" proposto dal Capo dello Stato andrà incontro a sfiducia certa in entrambi i rami del Parlamento: nella migliore delle ipotesi mancherebbero 27 onorevoli "responsabili" al Senato e 66 alla Camera. Qui possono entrare in gioco altri fattori "umani", come la paura di perdere il seggio appena conquistato o il timore di non essere più ricandidati, per fare solo alcuni degli esempi più maliziosi e gettonati. Ma la strada è ripida e in salita.

ANSA
L'Infografica di Centimetri illustra i nuovi gruppi parlamentari al Senato, Roma, 27 marzo 2018. ANSA/ CENTIMETRI