lunedì 7 maggio 2018

ANTIMONOPOLISMO CANNABINOICO.


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.MILLION MARIJUANA MARCH

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Questa nostra proposta CENTRATA SUI DIRITTI DELLE PERSONE, é all'opposto degli intenti speculativi della PL truffa dell'Intergruppo finalizzata al monopolio. Il suo nome #CANNABISLEGALE è pensato appositamente per illudere chi utilizza cannabis, propagandando per  l'esatto contrario del suo vero contenuto, la moderna versione 2.0 del proibizionismo, che se divenisse legge, ci getterebbe dalla  padella nella brace. Sarebbe in realtà necessaria la visione altra, contenuta  nei 21 articoli della "Carta dei diritti delle persone che utilizzano sostanze". Una CARTA che noi rivendichiamo nonostante l'amarezza del dover constatare che, proprio perché frutto di una visione altra, sia stata rinnegata  e tradita dalla maggior parte degli allora firmatari del 2014 che poi, ai diritti per tutti e tutte hanno preferito i profitti per pochi, possibili con il monopolio.
Riteniamo quanto segue, essere una  mediazione accettabile e non trattabile, che affronta e risolve non tutti i problemi creati dal proibizionismo ma solo la parte riguardante la cannabis, intanto però è un buon punto di partenza.
Continueremo a combattere i politicanti e le lobby affaristiche trasversali che tentano di imporci il MONOPOLIO TOTALE e li assedieremo. Riempiremo le piazze contro di loro, appena dalla propaganda preparatoria preliminare, si entrerà nel vivo dei lavori parlamentari.
1) Diritto ad autocoltivare per il personale utilizzo, senza nessuna tassa, monopolio o oligopolio, senza nessuna comunicazione o richiesta di autorizzazioni o concessioni, un determinato numero di piante femmine o una superficie espressa in metri quadrati dedicati alla coltivazione in interno, per chi non possa o non voglia coltivare in esterno, per suoi insindacabili motivi di privacy. L'identico quantitativo procapite, espresso in piante o in superficie, deve essere garantito sia per le coltivazioni private che in associazione, secondo il modello no profit dei (CSC), calcolabile secondo le seguenti modalità:
In esterno, occorre indicare un numero, da considerare solo per le piante femmine in fioritura avanzata (anche 5) e non prima. Per ottenere un determinato numero di piante femmine da portare a maturazione di una specie botanica dioica, occorre piantare più semi per poter poi eliminare i maschi e disfarsi delle piante femmine eccedenti il numero stabilito, cedendole gratuitamente o eliminandole prima della maturazione.
2) Per la parte commerciale il riferimento deve essere quello usato per il vino. Per il vino che si fa in casa per il personale utilizzo non occorre dichiarare nulla. Mentre le aziende vinicole, oltre a dover pagare le tasse,  per il vino immesso in commercio, sono soggette a controlli qualitativi necessari a salvaguardare la salute pubblica, dopo le sciagure degli avvelenamenti da metanolo.
ESIGIAMO, nel nostro interesse di assuntori, controlli qualitativi ancora molto più capillari e rigidi di quelli del vino, per scongiurare la presenza di inquinanti e non certo per la titolazione del suo contenuto in THC.
Senza affidare la cannabis al monopolio, se l'intento fosse reperire risorse per l'erario, basterebbe prevedere non una comune tassa, come accade ora per tutte le merci, ma  una specifica "TASSA CANNABIS". Questa tassa, potrebbe essere in parte destinata ad alimentare lo stesso fondo dove finirebbero le percentuali degli incassi del monopolio previsti al comma 2 dell' Art. 7 della PL dell'Intergruppo.
Come il vino è venduto nelle enoteche, la cannabis potrebbe essere commercializzata nelle erboristerie, senza essere affidata alle tabaccherie. In erboristeria, possono essere commerciate solo erbe medicinali da agricoltura biologica, mentre la catena produttiva e di trasformazione dei tabacchi è quanto di più inquinato ci sia nella agricoltura globale messa in opera dalle CORPORATION.
Sganciata dal monopolio, la produzione di qualità e esclusivamente da agricoltura biologica, oltre ad essere una più salubre garanzia, non finendo nelle grinfie di grossi produttori oligopolisti, produrrebbe redistribuzione del reddito e occupazione, rilanciando il settore agricolo.

3) Cancellazione di ogni sanzioni amministrativa per il consumo di sostanze.
Occorre modificare l'articolo 187 del codice della strada cancellando l'abuso dell'attuale ritiro delle patenti, basato sulla sola positività ai test antidroga, molto spesso senza alcun nesso di causa effetto. Affinché il ritiro delle patenti, non sia solo una persecutoria discriminazione ideologica per colpire la popolazione che utilizza sostanze illecite, dovrebbe avvenire solo dopo un oggettivo riscontro medico neurologico. Nei casi di positività ai metaboliti delle sostanze, dovrebbe essere effettuato un test in strutture mediche pubbliche da medici specialistici, abilitati a valutare la effettiva riduzione della soglia di attenzione, cognizione, reazione e menomata capacità necessaria per condurre motoveicoli.
Nei casi in cui i test neuroreattivi diano risultati tali da giudicare il fermato inidoneo alla guida, prima del ritiro della patente, per accertare che la effettiva causa sia la assunzione di sostanze inerenti l'Art 187 del codice della strada, occorrerebbe confrontarli con i risultati di analoghi prove reattive, ripetute successivamente nello stesso soggetto, quando il ripetere delle analisi per la ricerca dei metaboliti di sostanze illecite daranno risultati opposti. Se i test reattivi dessero identico risultato, é evidente che ciò non riguarda l'Art 187 del CDS e il ritiro della patente in base a quella norma sarebbe un ingiustificato abuso. Lo concetto stesso vale se al primo test, pur risultando positivi ad assunzioni di sostanze, non si riscontrino riduzioni della idoneità alla guida.
La stessa procedura andrebbe applicata anche nei test sui lavoratori, nei contratti dove sono previsti i test antidroga.

La nostra bibbia resta la " Carta dei diritti delle persone che utilizzano sostanze " dalla quale di seguito riportiamo il tredicesimo articolo:
" 13 – La distribuzione della Cannabis e dei suoi derivati e la coltivazione della stessa devono essere regolamentate partendo dal presupposto che la persona che utilizza sostanze deve essere libera di scegliere il metodo di approvvigionamento che ritiene più idoneo. Va riconosciuto come inalienabile il diritto di ognuna/o a coltivare la cannabis per il proprio uso tanto per fini ricreativi quanto terapeutici. Va prevista la possibilità di creare associazioni (Cannabis Social Club) e un sistema di deleghe in favore di persona/e di fiducia, qualora l'interessato sia impossibilitato alla coltivazione per vari motivi, o preferisca comunque svolgerla altrove, al fine di garantire in ogni caso il diritto di ottenerla secondo la propria preferenza e applicando la tecnica colturale più idonea. Inoltre per tutte le associazioni o aziende che la producono per conto terzi, vanno previsti standard qualitativi nel rispetto dei dettati dell'agricoltura biologica, da verificare con analisi periodiche certificate.".
http://www.millionmarijuanamarch.info/approfondimenti/17-carta-dei-diritti-delle-persone-che-usano-sostanze.html