sabato 27 novembre 2021

La vittoria dei Samurai: il Covid è ormai solo un ricordo in Giappone?

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Era il marzo 2020 quando un video divenne virale su YouTube.   Si trattava di un filmato girato da un certo Cristiano Aresu, un romano di 41 anni con una laurea in farmacia e con la passione per i manga che nel momento dello scoppio della pandemia da Sars-Cov2 si trovava appunto in Giappone.

Egli  raccontava che gli abitanti del luogo si stessero salvando dal contagio, riprendendo una vita sostanzialmente normale grazie ad un farmaco antivirale dal nome Avigan. Quella fu la prima volta che sentimmo parlare del Giappone durante la pandemia. Sembra trascorsa una vita intera da quel momento, eppure sono passati appena venti mesi.

Il video fece molto scalpore, intervennero i media, i medici TV e tutto l’establishment compatto, che allora cominciavamo a conoscere per quello che poi si sarebbe rivelato in seguito, smentendo in blocco quanto affermato dal giovane, senza possibilità di replica,  o quasi. Lo stesso Aresu fu costretto a scusarsi in diretta con AIFA e con il ministro Sileri, poichè il clima creato attorno a lui era diventato davvero bollente.

Durante questi venti mesi che ci separano da quei primi video,  non abbiamo ricevuto notizie anomale riguardanti la gestione o la diffusione del virus, fino a quando, a campagna vaccinale avviata, a fine agosto 2021 arrivano dal Sol Levante notizie preoccupanti prima per alcuni lotti di vaccini  Moderna, poi a metà settembre per diverse fiale di vaccini a firma Pfizer-Biontech .

La notizia fa ovviamente scalpore, visto che il dipartimento della salute nipponico  rende noto che ben 1,6 milioni di vaccini sono stati ritirati dal commercio poichè contaminati  con sostanze estranee. La campagna vaccinale sembra allora  soffrire una naturale battuta di arresto, ma per poco, visto che, secondo le stime ufficiali, circa il 70% della popolazione sarebbe stato poi vaccinato completamente.  Ma quale è la situazione oggi? I dati ufficiali attuali ci parlano di una mortalità molto bassa, ma non solo, mentre negli altri paesi i contagi paiono aumentare all’aumentare del tasso di vaccinazione, il destino del Giappone pare andare davvero contro corrente.

Diversi esperti hanno provato a spiegare i dati, cercando di comprendere la ragione della bassa mortalità riscontrata nel paese.  Alcuni hanno collegato la cosa al rigorosissimo rispetto delle norme anti contagio (i giapponesi, si sa, sono per loro cultura abituati ad un contatto fisico minore e ad indossare la mascherina), altri si sono invece orientati verso il precoce alto tasso di vaccinazione,  altri infine hanno dichiarato che semplicemente la variante delta era destinata ad autoestinguersi. 

Gli studiosi che sostengono l’autoestinzione della variante delta hanno notato che, a causa di un enzima particolare dal nome APOBEC3A e presente solo nella popolazione asiatica, ma non in quella europea o africana, si sarebbe verificato il rallentamento dei contagi fino a raggiungere la naturale scomparsa del virus .

Vi è poi un’altra ipotesi che si lega alle affermazioni del Dr. Ozaki, il presidente dell’associazione medici di Tokio, il quale affermava già a febbraio 2021 che a suo giudizio il trattamento da prediligere per il covid era senza dubbio l’ivermectina.

Quando il Dr.Ozaki rilasciò le prime dichiarazioni, queste non ebbero molto seguito, per le stesse ragioni per cui anche in occidente molti medici hanno avuto problemi nel considerare questo tipo di trattamento. Molti specialisti seguono pedissequamente ciò che viene loro consigliato dalle organizzazioni ufficiali sovranazionali, come ad esempio l’OMS, e difficilmente si trovano medici che decidono di sperimentare per conto proprio.

Tuttavia, mentre le remore contro il farmaco nel suo utilizzo off-label  per i pazienti covid sembrano lentamente abbandonare anche l’Occidente,  i pazienti di altre nazioni, come ad esempio l’India, hanno già sperimentato il trattamento precoce  con ivermectina con discreti successi.

Un unico dato ad  oggi pare inconfutabile. Il Giappone resta uno dei paesi con il tasso di mortalità da Covid piu’ basso al mondo. Quanto ognuna delle ipotesi sopra citate abbia contribuito al miracolo nipponico è davvero molto presto per dirlo. L’unica cosa da fare adesso è incrociare le dita e sperare che il successo non sia transitorio, ma che anzi si diffonda nel resto del pianeta,  liberandolo definitivamente dall’incubo Covid19.

MARTINA GIUNTOLI

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