lunedì 9 luglio 2018

Mafie. 'Ndrangheta, a Rosarno cosche in guerra per il controllo del narcotraffico: 31 arresti.

I due gruppi criminali gestivano quintali di cocaina purissima dal Sudamerica e di hashish dalla Spagna e dal Marocco. Erano destinati alle piazze di spaccio di Lombardia, Piemonte e Sicilia.

...e se il vero problema non fossero i migranti..?(ndr)

repubblica.it
'Ndrangheta, a Rosarno cosche in guerra per il controllo del narcotraffico: 31 arrestiDue pericolose cosche della 'ndrangheta di Rosarno, nate da una frattura interna a quella dei Cacciola, sono state sgominate da un'operazione dei carabinieri di Reggio Calabria, coordinati dalla Dda reggina, che hanno arrestato 31 persone. Sono accusate, a vario titolo, di associazione mafiosa, associazione finalizzata al traffico internazionale di sostanze stupefacenti, tentato omicidio, estorsione, porto e detenzione di armi, danneggiamento e altri reati.

I fermati appartengono a due gruppi criminali entrambi dediti alle estorsioni e all'importazione di quintali di cocaina purissima dal Sudamerica e di hashish dalla Spagna e dal Marocco, destinati alle piazze di spaccio di Lombardia, Piemonte e Sicilia. 

Dalle indagini è emersa anche la violenta contrapposizione fra i due clan, entrambi intenzionati a imporsi sulla scena criminale di Rosarno e ad acquisire il controllo mafioso del territorio con intimidazioni, danneggiamenti e agguati con armi da fuoco ed esplosivo.  
Nel corso del blitz, sono stati sequestrati fucili mitragliatori, pistole, svariati chilogrammi di hashish e marijuana e migliaia di euro in contanti.  
I componenti delle cosche avevano preso infatti a girare armati, pronti ad eventuali scontri a fuoco.


L'indagine, avviata nel settembre 2017 dai carabinieri del Gruppo di Gioia Tauro sotto la direzione del procuratore aggiunto Gaetano Calogero Paci e del pm Adriana Sciglio, ha ricostruito l'assetto e gli equilibri interni ed esterni alla cosca Cacciola, la cui compattezza aveva iniziato ad affievolirsi dopo la scomparsa di Domenico Cacciola, avvenuta nel 2013, e che, secondo gli investigatori, sarebbe stato ucciso dai suoi sodali per lavare l'onta di una relazione extraconiugale intrattenuta con una donna riconducibile al clan Bellocco, Francesca Bellocco, uccisa, secondo l'accusa, dal figlio Francesco Barone recentemente condannato all'ergastolo per il delitto.

L'esplosione delle conflittualità, secondo gli investigatori, è stata registrata il 16 settembre scorso, quando un commando che sarebbe stato capeggiato da Gregorio Cacciola, di 38 anni, figlio di Domenico, ha tentato di sequestrare, in pieno giorno ed in pieno centro a Rosarno, allo scopo di condurlo in un luogo isolato e ucciderlo, Salvatore Consiglio, ritenuto uno degli emergenti della 'ndrina dei "Grasso", tradizionale cosca satellite dei Cacciola. L'uomo è riuscito a salvarsi reagendo al fuoco con una pistola. Contestualizzando l'episodio, i carabinieri hanno individuato una precisa chiave di lettura delle dinamiche interne al gruppo Cacciola, ormai scisso nelle cosche dei Cacciola-Grasso e Cacciola.

I componenti dei due gruppi hanno iniziato a muoversi con armi tenute e trasportate con diversi escamotage, come quello di occultarle nei vani degli airbag delle auto. Dalle intercettazioni è venuta la conferma dell'attualità della conflittualità in atto con l'arresto in flagranza per armi di alcuni componenti dei due gruppi. Inoltre, sono stati individuati gli assetti con le mansioni svolte da ognuno dei componenti. Dalle indagini è emerso anche il tentativo del gruppo Cacciola di più recente formazione, di assumere una posizione egemonica, approfittando della condizione di maggiore debolezza delle famiglie mafiose dei Pesce e dei Bellocco pesantemente colpite da varie operazioni delle forze dell'ordine.