venerdì 16 marzo 2018

Terra dei fuochi, lo schiaffo del Ministero: il vigile eroe non è "vittima del dovere".

Terra dei fuochi, lo schiaffo del Ministero: il vigile eroe non è vittima del dovere

Michele Liguori ha combattuto contro i trafficanti di veleni. Ha indagato ogni giorno contro chi ha inquinato e devastato territori. Per questo è stato ucciso da un tumore. L'Inail aveva riconosciuto la correlazione tra la patologia che causò il decesso e il suo lavoro. Ma il dipartimento della pubblica sicurezza l'ha negata.

 

L'Espresso Nello Trocchia

Michele Liguori non è una vittima del dovere. Lo ha deciso il Ministero dell'Interno che ha inviato una comunicazione ai familiari che avevano presentato la richiesta.
Una decisione che farà molto discutere e che l'Espresso può rivelare avendo letto il carteggio e il diniego ministeriale. 
Chi era Michele Liguori? Era un vigile, sottotenente della Polizia Municipale nel comune di Acerra, in provincia di Napoli, uno che ha combattuto contro i trafficanti di veleni, che ha fatto indagini, che ha lavorato ogni giorno contro i monatti che hanno inquinato e devastato territori.

Liguori muore 4 anni fa, il 19 gennaio 2014, ucciso da un tumore.

“Una volta – racconta la moglie Maria – tornò a casa e le scarpe si squagliarono sul pavimento. Non so dove avesse camminato, ma le scarpe andarono in decomposizione”.

Un pentito di camorra Pasquale Di Fiore raccontò: “Ad Acerra c’è ampia copertura, l’eccezione è solo il vigile con la barba”. Il vigile con la barba era lui, Michele Liguori, in prima linea, senza mai abbassare la testa.
In punta di morte disse: “Rischio la vita, ma non potevo far finta di nulla”. Ad Acerra i trafficanti avevano i piedi anche nei luoghi delle istituzioni, uno dei fratelli Pellini, condannati per disastro ambientale e traffico illecito di rifiuti, era maresciallo dei carabinieri. I cittadini erano circondati, da una parte la camorra, dall'altra i 'rappresentanti' dello stato. L'unico riferimento era Michele Liguori che ha scritto relazioni di servizio, sequestrato siti, denunciato trafficanti inalando sostanze tossiche ritrovate nel suo sangue: pcb, metalli pesanti.

Dopo la sua scomparsa l'Inail riconosce a Liguori la malattia professionale come causa della sua morte. Così i familiari, la moglie, Maria, e il figlio, Emiliano hanno scritto al Ministero dell'Interno chiedendo l'inserimento nella lista dei familiari delle vittime del dovere “a seguito del riconoscimento da parte dell'Inail della correlazione tra la patologia causante il decesso ed il lavoro svolto”.

Ma due giorni fa il Ministero dell'Interno, dipartimento della pubblica sicurezza, ha risposto negando il riconoscimento con queste parole: “La malattia non può riconoscersi dipendente dai fatti di servizio, in quanto, nei precedenti di servizio dell'interessato non risultano fattori specifici potenzialmente idonei a dar luogo ad una genesi neoplastica. Pertanto è da escludere ogni nesso di causalità e o di con causalità non sussistendo, altresì nel caso di specie, precedenti infermità o lesioni imputabili al servizio che col tempo possano essere evolute in senso metaplastico”.

Michele Liguori, invece, del dovere è stato vittima e non solo perché l'Inail ha riconosciuto la malattia professionale, ma perché i territori di Acerra li batteva palmo a palmo. Usciva di notte per seguire le rotte, i traffici. “Quando tornava a casa – dice Maria Di Bruno, sua moglie – a letto sentivo il suo respiro che puzzava di copertoni bruciati”.

Quando buttò le scarpe, comprò, a sue spese, quelle adatte per mettere mani e naso nei rifiuti. I familiari gli chiedevano perché e lui rispondeva: “I rifiuti parlano, ti dicono cosa sono e soprattutto da dove possono provenire”. Senza straordinario continuava fuori dall'orario di lavoro. “Ci sono rimasta molto male – conclude la moglie – mio marito si è ammalato ed è morto perché ha servito lo Stato. I due tumori che aveva, è stato evidenziato anche da riviste scientifiche, sono causate dal Pcb che lui ha inalato. Ma poi perché per l'Inail vale la malattia professionale e per il Ministero no?". Quando Liguori combatteva contro il malaffare ambientale da solo, a chi gli diceva di lasciare stare rispondeva: “Tu non capisci”. E neanche al ministero hanno capito chi è stato Michele Liguori, vigile e uomo, il vero Stato nella terra dei fuochi.