venerdì 16 marzo 2018

"Inchiesta, ricerca, studio. Dalla ruota del criceto si può uscire".


Intervento di Gianni Marchetto.

controlacrisi.org
E adesso, che si fa? Aspettiamo il prossimo giro: tanto una volta l’anno si va a votare. A Venaria per avere 1 consigliere, 2 se ci va di culo...
 
Avete in mente un criceto. È un animaletto grazioso ma (forse) anche un po’ stupidello. Mettetelo all’interno di un “girello” e lui correrà come un matto, pur rimanendo sempre nello stesso posto.
A me sembra che la sedicente sinistra radicale sia un po' come il criceto nel girello. Corre sempre (ad ogni appuntamento elettorale) ed è sempre ferma, inchiodata lì sul 3%, e questo da quel dì: dal 2008 (Lista Arcobaleno).
Essendo però affare di umani si potrebbe declinare tale comportamento utilizzando alcune categorie che ci può prestare la psicanalisi: “la coazione a ripetere”.
Epperò: essendo degli umani provvisti di cervello, memoria, cultura potremmo decidere di uscire fuori dal “girello” e guardarsi intorno per guardare alle cose, agli uomini e ai loro modelli culturali (accorgendosi che se non è già cambiato, questo mondo sta’ cambiando) e non avere sempre la “fissa” di riempire la testa dei nostri interlocutori delle nostre idee, quasi che queste teste siano delle “vasche vuote” in attesa di essere riempite con il nostro verbo di “sapienti”. Non è così. Le teste sono piene, magari di cazzate, ma occorre farci i conti con un salutare “corpo a corpo”.
Sapendo che (forse) la democrazia rappresentativa ha “esaurito la sua spinta propulsiva” dopo essere stata per un secolo un formidabile ascensore sociale specie per le classi meno abbienti. Può essere questo uno degli effetti della “globalizzazione” che ha messo in mano a tecnici e burocrati le sorti di milioni e milioni di persone il cui destino almeno nel breve periodo è di essere governati dai “piloti automatici” e/o da gabellieri eletti/nominati (gli attuali rappresentanti nei vari gradi delle assemblee elettive). Tutta gente che manco sappiamo dove abitano, dove non sappiamo più dove sono le loro finestre a cui lanciare le nostre sassate.
Bisognerà pensare ad altre forme di rappresentanza degli interessi, dei bisogni delle persone e queste a ridosso delle persone in maniera che si possa sempre misurare il rapporto lotte-benefici. Non so quali e se lo sapessi le venderei in piazza!

E allora ci vuole tempo, pazienza, sapendo che nell’attuale fase (specie al “popolo sofferente”) gli frega poco o niente di essere RAPPRESENTATO, ma invece gradirebbe (eccome) essere AIUTATO ad affrontare una realtà molto problematica a cui da solo (molte volte) non sa dare una risposta.

• Sul problema del lavoro, quando questo manca e lo stato latita, cosa deve fare?
• Sul problema della casa, a chi si deve rivolgere?
• Sul problema della salute e dei relativi ticket, come se la può sfangare?
• Eccetera….

Questo significa (per me) cambiare l’ordine di priorità: prima AIUTARE dopo RAPPRESENTARE (evidentemente con il metodo della “validazione consensuale”).

E allora occorre uscire fuori dalla “fake news” (sostanzialmente nostra) dove siamo da mesi e mesi immersi: nel nostro paese c’è un popolo di sinistra che vuole essere rappresentato. Che ci sia un popolo di sinistra non ci piove ma che voglia essere rappresentato DA NOI…? forti dubbi! Era il mantra di Pierluigi Bersani: l’ha detto in tutte le salse, con il corollario “siamo un partito che vuole governare” - così Massimo D’Alema in una intervista sul dopo voto dice così: “il numero di voti che ho preso è minore di quanti mi sono venuti a sentire”.

Secondo me, niente di nuovo sotto il sole. In tempi di “barbarie” come questi la gente se gli dai l’occasione si vuole vendicare (l’aveva già fatto il 4 dicembre 2017 in occasione del referendum) e l’ha ripetuto. Non c’è niente da fare: o “l’integrazione” (il PD) o “la ribellione” (il M5S, la Lega). È il trionfo dell’impolitica. E i nostri bei programmi: carta igienica…

In fondo in fondo abbiamo imparato poco o niente dalla storia. Siamo ancora lì: a pensare di andare al governo, avviare il cambiamento compreso il cambiare le teste alla gente. Manca una vera autocritica: le rivoluzioni sociali del ‘900 hanno fatto tutte fallimento, da quella Russa a quella Cinese a quella Cubana! L’assunto che le muoveva era appunto prima al potere attraverso il governo (chi con il fucile ad oriente, chi con il voto ad occidente) poi il cambiamento compreso il cambio della testa delle persone. Basta vedere come sono finite.

Non abbiamo imparato niente dall’unica rivoluzione riuscita: quella dei borghesi (in Francia nel 1789). Ergo: la borghesia prima (della rivoluzione) creò la sua egemonia nella società, attraverso le scoperte e le invenzioni di più di tre secoli poi queste COSE furono illustrate e spiegate dai pensatori dell’illuminismo (vedi per tutte L’ENCYCLOPEDIE di Diderot e Dalembert), e quindi quando crebbe la propria coscienza e consapevolezza si accorse che erano (loro i borghesi) i soli a pagare le tasse, mentre i nobili, il clero e la grande proprietà fondiaria erano esenti: si incazzarono di brutto tagliando loro le teste. E bene fecero!

Cosa fare – NO a rincorrere le prossime elezioni SI a produrre due mappe:
1. La mappa delle aziende in provincia di Torino = 174.209 - N° addetti = 746.974 (dati ISTAT)
2. Stessa cosa per i comuni - In provincia di Torino vi sono 315 comuni per un totale di 2.302.353 abitanti con 1.050.370 famiglie. Con tutta probabilità ci saranno dei comuni amministrati da cialtroni così come da persone probe, democratiche, ecc. cosa conosce delle “esperienze esemplari” le varie formazioni della sinistra e i sindacati?
3. Quante/i sono le aziende e comuni «esemplari»?