martedì 19 giugno 2018

Purché nessuno tocchi il Capitale!

Il governo M5S-Lega non è di destra per via delle sue idee sull’immigrazione, sui “diversi” e sulla difesa della sovranità nazionale.
Bensì, molto più alla radice, il nostro attuale governo è espressione della Destra più tradizionale poiché ha deciso di impegnarsi in difesa del Capitale e delle classi sociali più avvantaggiate.


IMG_2250

L'Espresso Paolo Ercolani


Il governo M5S-Lega non è di destra per via delle sue idee sull’immigrazione, sui “diversi” e sulla difesa della sovranità nazionale.
Bensì, molto più alla radice, il nostro attuale governo è espressione della Destra più tradizionale poiché ha deciso di impegnarsi in difesa del Capitale e delle classi sociali più avvantaggiate.
Se ne stanno accorgendo non pochi elettori dell’ex movimento di Grillo, che infatti paga il prezzo più alto di questa virata. Tanto che c’è già qualche sondaggio che dà la Lega come primo partito nei consensi del popolo italiano.
Si tratta solo di un punto di vista, quello del governo giallo-verde che sarebbe a difesa del Capitale?
Mica tanto, specie se si ricostruisce la sequenza di fatti sfuggiti all’attenzione dei più, come ha fatto Amélie Poinssot sul giornale francese “Mediapart”.
La giornalista ha notato come il 1 giugno, giorno del giuramento da parte del nuovo governo, tutti i giornali italiani registravano un forte calo dello spread e una buona salita di Piazza Affari (che guadagnava il 2,7%).
Piuttosto emblematica questa reazione dei mercati, visto che in Italia stava arrivando ad occupare i gangli del potere una coalizione formata da un partito di estrema destra (la Lega) e uno sedicente “anti-sistema” (nonché “al di là di destra e sinistra”).
In realtà, scriveva la notista, “i mercati avevano tirato un sospiro di sollievo perché per Bruxelles e per il mondo della finanza l’importante è che il nuovo governo italiano non metta i bastoni fra le ruote al liberismo economico europeo e alla moneta unica”.
E qui arriviamo alla seconda parte della ricostruzione.
Sì, perché pochi giorni prima il premier incaricato Giuseppe Conte aveva dovuto rinunciare a formare il governo poiché il Presidente Mattarella si era rifiutato di ratificare la nomina a ministro dell’economia di Paolo Savona, economista noto per le sue posizioni fortemente critiche nei confronti dell’euro.
Lì i mercati avevano tremato, e i poteri finanziari si erano fatti sentire eccome, a cominciare dal commissario al Bilancio dell’Unione europea, il tedesco Gunther Oettinger, arrivato a minacciare letteralmente l’Italia rispetto alle pesanti ritorsioni che i mercati le avrebbero fatto subire.
Per lanciare un chiaro messaggio rispetto al fatto che l’Italia aveva compreso la “lezione”, il Presidente Mattarella, preso atto delle dimissioni di Conte, affida l’incarico di formare il governo a Carlo Cottarelli, ex dirigente di quel Fondo Monetario Internazionale che dell’alta finanza è il vero e proprio tempio.
Ma anche M5S e Lega, nel frattempo, mostrano di aver appreso l’”antifona”, e si accordano per formare finalmente un governo sempre formalmente capitanato da Giuseppe Conte, però con ministro dell’economia Giovanni Tria, critico rispetto alle politiche economiche europee, sostenitore degli investimenti pubblici ma, comunque, fermo sostenitore dell’euro.
Tanto è bastato all’Unione europea e ai poteri finanziari per non mettersi più di traverso, nonché al M5S e alla Lega per formare il governo.
Già, ma a che prezzo?
Quello di avere un governo fortemente ostile rispetto alle politiche migratorie? Sai cosa gliene importa a un’Unione europea che, al momento, si presenta come un consesso esclusivamente economico e per nulla politico. Quindi per nulla lungimirante e interessato alle questioni umanitarie. Stiamo parlando di quella stessa Unione europea che ha lasciato sola l’Italia nell’affrontare un problema così grande e costoso (in termini economici e sociali), e che ha concluso accordi economici assai discutibili (vedi quello con la Turchia) pur di “orientare” i flussi migratori in un senso invece che in un altro.
Per non parlare della vergognosa (e disastrosa) guerra intrapresa dalla Francia contro la Libia di Gheddafi, della stessa politica francese di chiusura dei confini e delle condizioni disumane in cui versano centinaia di migliaia di persone, in quei veri e propri lager che sono stati costruiti nella stessa Libia per fermare l’ondata di coloro che fuggono da guerre, fame e disperazione.
Laverità è che l’unica cosa che interessa a Bruxelles è il rischio monetario e l’eventuale destabilizzazione dell’euro, mentre molti leader europei sono perfino contenti se in Italia prevale la linea dell’ostilità rispetto a quei migranti che alimentano un po’ ovunque le spinte xenofobe e la forza dei partiti “anti-sistema”.
Siamo di fronte a un’Unione europea immemore della Storia e miope prima ancora che crudele.
Pronta a dimenticare che la Destra fascista e nazista, quella del razzismo e del nazionalismo, poté trionfare un secolo fa soltanto grazie ai disastri (e poi all’appoggio) della Destra del Capitale.
Quella destra del Capitale che dapprima impoverì la stragrande maggioranza della popolazione, con politiche liberiste che diffusero disoccupazione, disagio sociale e rabbia.
Poi, sulla spinta della paura di un’affermazione del comunismo, appoggiò i nascenti movimenti fascisti e nazisti, peraltro caratterizzati da un consenso fortissimo da parte della grande maggioranza del popolo.
Popolo che bisognava continuare a sfruttare con politiche favorevoli alla grande finanza, ma a cui si doveva fornire dei nemici esterni con cui prendersela e su cui riversare la rabbia personale e sociale per il forte malessere causato dal Capitale (gli ebrei, i neri e i “diversi” in genere a quel tempo, i rifugiati e gli immigrati nel nostro tempo).
Oggigiorno non siamo molto distanti da dinamiche pericolosamente simili.
Oggi che il Ministro Salvini ha annunciato un censimento dei Rom.
Oggi che un popolo mediamente imbarbarito, esasperato e  culturalmente immemore (a esser buoni) non riesce neppure a ricordare che il nazismo in Germania iniziò proprio così.
Con un censimento…
Se ne stanno accorgendo non pochi elettori dell’ex movimento di Grillo, che infatti paga il prezzo più alto di questa virata. Tanto che c’è già qualche sondaggio che dà la Lega come primo partito nei consensi del popolo italiano.
 
 
Si tratta solo di un punto di vista, quello del governo giallo-verde che sarebbe a difesa del Capitale?
Mica tanto, specie se si ricostruisce la sequenza di fatti sfuggiti all’attenzione dei più, come ha fatto Amélie Poinssot sul giornale francese “Mediapart”.
La giornalista ha notato come il 1 giugno, giorno del giuramento da parte del nuovo governo, tutti i giornali italiani registravano un forte calo dello spread e una buona salita di Piazza Affari (che guadagnava il 2,7%).
Piuttosto emblematica questa reazione dei mercati, visto che in Italia stava arrivando ad occupare i gangli del potere una coalizione formata da un partito di estrema destra (la Lega) e uno sedicente “anti-sistema” (nonché “al di là di destra e sinistra”).
In realtà, scriveva la notista, “i mercati avevano tirato un sospiro di sollievo perché per Bruxelles e per il mondo della finanza l’importante è che il nuovo governo italiano non metta i bastoni fra le ruote al liberismo economico europeo e alla moneta unica”.
E qui arriviamo alla seconda parte della ricostruzione.
Sì, perché pochi giorni prima il premier incaricato Giuseppe Conte aveva dovuto rinunciare a formare il governo poiché il Presidente Mattarella si era rifiutato di ratificare la nomina a ministro dell’economia di Paolo Savona, economista noto per le sue posizioni fortemente critiche nei confronti dell’euro.
Lì i mercati avevano tremato, e i poteri finanziari si erano fatti sentire eccome, a cominciare dal commissario al Bilancio dell’Unione europea, il tedesco Gunther Oettinger, arrivato a minacciare letteralmente l’Italia rispetto alle pesanti ritorsioni che i mercati le avrebbero fatto subire.
Per lanciare un chiaro messaggio rispetto al fatto che l’Italia aveva compreso la “lezione”, il Presidente Mattarella, preso atto delle dimissioni di Conte, affida l’incarico di formare il governo a Carlo Cottarelli, ex dirigente di quel Fondo Monetario Internazionale che dell’alta finanza è il vero e proprio tempio.
Ma anche M5S e Lega, nel frattempo, mostrano di aver appreso l’”antifona”, e si accordano per formare finalmente un governo sempre formalmente capitanato da Giuseppe Conte, però con ministro dell’economia Giovanni Tria, critico rispetto alle politiche economiche europee, sostenitore degli investimenti pubblici ma, comunque, fermo sostenitore dell’euro.
Tanto è bastato all’Unione europea e ai poteri finanziari per non mettersi più di traverso, nonché al M5S e alla Lega per formare il governo.
Già, ma a che prezzo?
Quello di avere un governo fortemente ostile rispetto alle politiche migratorie? Sai cosa gliene importa a un’Unione europea che, al momento, si presenta come un consesso esclusivamente economico e per nulla politico. Quindi per nulla lungimirante e interessato alle questioni umanitarie. Stiamo parlando di quella stessa Unione europea che ha lasciato sola l’Italia nell’affrontare un problema così grande e costoso (in termini economici e sociali), e che ha concluso accordi economici assai discutibili (vedi quello con la Turchia) pur di “orientare” i flussi migratori in un senso invece che in un altro.
Per non parlare della vergognosa (e disastrosa) guerra intrapresa dalla Francia contro la Libia di Gheddafi, della stessa politica francese di chiusura dei confini e delle condizioni disumane in cui versano centinaia di migliaia di persone, in quei veri e propri lager che sono stati costruiti nella stessa Libia per fermare l’ondata di coloro che fuggono da guerre, fame e disperazione.
La verità è che l’unica cosa che interessa a Bruxelles è il rischio monetario e l’eventuale destabilizzazione dell’euro, mentre molti leader europei sono perfino contenti se in Italia prevale la linea dell’ostilità rispetto a quei migranti che alimentano un po’ ovunque le spinte xenofobe e la forza dei partiti “anti-sistema”.
Siamo di fronte a un’Unione europea immemore della Storia e miope prima ancora che crudele.
Pronta a dimenticare che la Destra fascista e nazista, quella del razzismo e del nazionalismo, poté trionfare un secolo fa soltanto grazie ai disastri (e poi all’appoggio) della Destra del Capitale.
Quella destra del Capitale che dapprima impoverì la stragrande maggioranza della popolazione, con politiche liberiste che diffusero disoccupazione, disagio sociale e rabbia.
Poi, sulla spinta della paura di un’affermazione del comunismo, appoggiò i nascenti movimenti fascisti e nazisti, peraltro caratterizzati da un consenso fortissimo da parte della grande maggioranza del popolo.
Popolo che bisognava continuare a sfruttare con politiche favorevoli alla grande finanza, ma a cui si doveva fornire dei nemici esterni con cui prendersela e su cui riversare la rabbia personale e sociale per il forte malessere causato dal Capitale (gli ebrei, i neri e i “diversi” in genere a quel tempo, i rifugiati e gli immigrati nel nostro tempo).
Oggigiorno non siamo molto distanti da dinamiche pericolosamente simili.
Oggi che il Ministro Salvini ha annunciato un censimento dei Rom.
Oggi che un popolo mediamente imbarbarito, esasperato e  culturalmente immemore (a esser buoni) non riesce neppure a ricordare che il nazismo in Germania iniziò proprio così.
Con un censimento…

Nessun commento:

Posta un commento