venerdì 18 maggio 2018

Finanza e clima: serve una carbon tax per convincere gli investitori che si fa sul serio.

Anche se il cambiamento climatico non pare al centro del dibattito pubblico attuale, resta un tema strategico di questa nostra epoca, ormai presente in modo rilevante anche nelle analisi di esponenti autorevoli del mondo economico e finanziario.
 
 
Edo Ronchi Presidente della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile

Fra queste segnalo un recente interessante intervento del Direttore generale della Banca d'Italia, Salvatore Rossi, in un convegno del 16 aprile scorso a Roma, sul tema "Finanza e crisi climatica". Dopo aver sottolineato che "gli effetti del cambiamento climatico sono sotto i nostri occhi: nubifragi, inondazioni, ondate di calore, incendi, più intensi e frequenti" e che "in Italia, anche per la conformazione del paese e per la sua storica fragilità amministrativa e civile, i rischi sono particolarmente acuti", osserva che "eventi catastrofici legati al clima impongono innanzitutto un prezzo altissimo in termini di vite umane, ma causano anche danni enormi alle cose: abitazioni, impianti, infrastrutture. Famiglie, imprese e amministrazioni pubbliche devono trovare risorse finanziarie extra per farvi fronte".
È tuttavia evidente, fa notare Salvatore Rossi, che gli operatori economici potrebbero sottovalutare i rischi climatici e che è quindi necessario che l'operatore pubblico compensi questo "fallimento del mercato", potenziando la raccolta e la diffusione di informazioni sui rischi climatici e sulla loro propagazione all'economia e al sistema finanziario.

Per evitare confusioni sarebbe bene, inoltre, stabilire una classificazione, armonizzata a livello europeo, di ciò che è "sostenibile" da un punto di vista ambientale e di ciò che non lo è, fornendo agli investitori indicazioni che consentano di tener conto anche della sostenibilità ambientale e di definire standard applicabili alle emissioni di green bonds con cui imprese, banche e organismi pubblici raccolgono fondi per finanziare progetti ecosostenibili.
Un trattamento prudenziale che abbassi i requisiti per prestiti o investimenti sostenibili - e quindi meno rischiosi – orienterebbe il mercato e renderebbe tutto il sistema più solido, riducendo l'esposizione di banche e assicurazioni ai rischi di perdite, tendenzialmente crescenti, causate da eventi climatici estremi.
Affinché la spinta europea, necessaria per attuare l'Accordo di Parigi, tesa ad accrescere il ruolo del sistema finanziario nel contrasto ai cambiamenti climatici, sia credibile deve essere accompagnata con una politica climatica europea forte , coerente con gli ambiziosi obiettivi di riduzione delle emissioni di gas serra.
Per questo, conclude il Direttore generale della Banca d'Italia, è necessario "in primo luogo definire una tassa che penalizzi l'utilizzo delle fonti fossili di energia (carbon tax): l'unica vera arma per convincere gli investitori che l'Europa fa sul serio in questo campo".

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