Mancano poche ore al termine ultimo per la presentazione delle domande (27 marzo), e ormai nei corridoi del consiglio regionale del Lazio non si parla d’altro. 


La questione che sta animando la Pisana, più delle strategie politiche di Nicola Zingaretti & co., è il concorso pubblico per l’assunzione a tempo pieno e indeterminato di 115 addetti al servizio 112, il numero unico delle emergenze introdotto nel 2015, i cui operatori raccolgono i dati e smistano le chiamate alle varie forze dell’ordine e del soccorso. La selezione – deliberata dall’amministrazione regionale con delibera di Giunta n. 561 del 12 settembre 2017 – non solo riserva una quota del 20 per cento “al personale dipendente della Giunta regionale” ma regala anche una corsia preferenziale a “coloro che abbiano prestato lodevole servizio a qualunque titolo, per non meno di un anno nell’amministrazione che ha indetto il concorso”.
Così, da settimane fioccano le lettere di encomio che consiglieri, ex consiglieri e assessori uscenti stanno realizzando a favore dei propri fidi collaboratori, assunti durante la passata legislatura con contratto fiduciario presso i gruppi consiliari e gli assessorati.

LA QUOTA RISERVATA AI “DIPENDENTI DELLA GIUNTA” – Al punto 4 del bando di concorso si legge che “il 30 per cento dei posti è riservato ai volontari in ferma breve e ferma prefissata delle Forze armate, congedati senza demerito” ma anche che “al personale dipendente della Giunta regionale in possesso dei requisiti previsti è riservato il 20 per cento dei posti messi a concorso”. Su questo ultimo punto, andando a leggere i titoli contenuti all’articolo 3, non vi è alcun riferimento al tipo di contratto sottoscritto con l’esecutivo regionale, bensì solo ai normali criteri quali cittadinanza italiana o europea, idoneità fisica, godimento dei diritti civili e obblighi militari estinti. Dipendenti della Giunta, formalmente, sono anche i collaboratori esterni che ogni assessore (o il presidente assunto) porta normalmente con sé in base all’articolo 13 del regolamento regionale (addetti stampa, segretari, ecc.), i cui contratti durano al massimo 5 anni o comunque finché il politico di riferimento è in carica. IlFattoQuotidiano.it ha contattato l’entourage dell’assessore uscente al Personale, Lucia Valente, da cui però arriva la spiegazione ufficiale che “in realtà l’accesso alla quota riservata è consentito soltanto ai dipendenti a tempo indeterminato”. La condizione, in realtà, non è specificata da nessuna parte; non solo, ma trattandosi di un posto di lavoro a tempo indeterminato ma di categoria C1 (circa 1.200 euro al mese) e che prevede anche turni di notte, non è pensabile che un impiegato della Giunta, già entrato in Regione con concorso pubblico, voglia parteciparvi.
IL “SERVIZIO LODEVOLE” COME TITOLO DI MERITO – Pur dando per buona la versione dell’assessorato, il collaboratore precario del politico – che con le elezioni ha appena perso il posto di lavoro – ha comunque un’altra chance per accaparrarsi il tanto ambito posto fisso: farsi “raccomandare” dal proprio capo. Andando a leggere l’allegato B al bando, infatti, vi sono elencate “le categorie di cittadini che hanno preferenza a parità di merito e parità di titoli”. Ben 20 punti, fra i quali troviamo orfani, invalidi civili, medaglie al valor militare, figli di invalidi, vedovi e loro familiari e, improvvisamente “coloro che abbiano prestato lodevole servizio a qualunque titolo, per non meno di un anno nell’amministrazione che ha indetto il concorso”. Ma non è tutto. Perché a ulteriore parità di titoli la preferenza sarà determinata da sole tre condizioni: il numero dei figli a carico, la minore età e, appunto, “l’aver prestato lodevole servizio nelle amministrazioni pubbliche”. Dove la “lode” si testimonia, appunto, con la lettera d’encomio firmata dal referente politico. Il candidato, a quel punto, non solo avrà buone possibilità di essere assunto, ma sarà facilmente individuabile dalla commissione giudicatrice come “persona di”. Più in là, ovviamente, sarebbe pronto a tornare a lavorare dal politico grazie all’istituto del comando, ma stavolta senza sottrarre budget da impiegare per pagare altri collaboratori esterni.
LA MOBILITA’ DEI COMANDATI – C’è un ultimo aspetto che alimenta la discussione – tutta interna alle mura regionali – sul concorso. E’ quello legato al punto 2 del bando, dove si legge che “è stata avviata la procedura di mobilità (…) rivolta al personale delle pubbliche amministrazioni, anche in posizione di comando o fuori ruolo presso la Giunta della Regione Lazio”. Questa voce potrebbe essere soggetta a più interpretazioni, fra cui quella che porterebbe ad accedere all’assunzione al “contratto a tempo pieno e indeterminato”, senza passare per il concorso, anche a coloro che fanno parte dell’elenco dei 119 comandati fra cui personale pescato – per mezzo della delibera 13/2014 del Consiglio regionale – in aziende regionali e comunali per le quali non vi è stato accesso attraverso selezione pubblica come LazioCrea e Cotral, o comunque dal futuro incerto (vedi Atac). Tutte persone, anche qui, i cui riferimenti politici sono tutt’altro che nascosti.