sabato 29 giugno 2013

Berlusconi: “Se c’è un settore da riformare in Italia è la giustizia”

Il Cavaliere ribadisce di non voler abbandonare la politica e conferma il sostegno al governo Letta: "Le dichiarazioni di qualche esponente del Pdl vanno intese come uno stimolo a fare di più".

Silvio Berlusconi

Rilancia il partito con cui scese in campo nel 1994 e conferma che non staccherà la spina al governo di larghe intese. Al centro, però rimane sempre il nodo giustizia. Silvio Berlusconi, in un’intervista al Tg1, sembra avvertire il presidente del Consiglio Enrico Letta: “Se c’è un settore da riformare in Italia è la giustizia“. Una questione diventata sempre più pressante dopo la condanna a 7 anni di carcere per concussione e induzione alla prostituzione nel processo Ruby che arriva dopo quella - in appello – a 4 anni per i diritti Mediaset e a un anno per la vicenda del nastro Fassino-Consorte. I retroscena degli ultimi giorni parlano di un pressing insistente degli stessi ministri del Pdl sul presidente del Consiglio perché finalmente dica una parola sulla situazione giudiziaria del leader di uno dei due principali partiti che sostengono il governo. Per contro Letta lo ha ribadito più volte: le vicende personali di Berlusconi non avranno nessuna influenza sulla vita dell’esecutivo. Tanto da giudicare irrilevante l’eventuale dichiarazione di ineleggibilità messa in calendario ad inizio luglio alla giunta per le elezioni. Prima ancora, a maggio, il capo del governo aveva dichiarato di non avere alcuna intenzione di farsi distrarre dalle discussioni sul tema giustizia che se ha un problema prioritario – è sempre stato il ragionamento di Letta – è nel settore civile, non certo in quello penale.

Berlusconi: “Processo Ruby? Sentenza grottesca”
Il Cavaliere torna sul processo per le cosiddette “cene eleganti”: “E’ una 
sentenza grottesca - spiega – Si parla di concussione con un concusso che nega di averla subita, di induzione e non c’è indotto” e per arrivare “a quella sentenza si sono chiamati 32 testimoni a favore. Una cosa mai vista”. La decisione del tribunale di Milano, la compravendita di senatori, il Lodo Mondadori? “Si cerca di portare a conclusione la guerra dei vent’anni contro Berlusconi cercando di colpirlo nel suo patrimonio, nell’immagine, nei diritti politici e ora anche nella libertà”, ribadisce l’ex presidente del Consiglio.
E poi l’altra questione che torna a concretizzarsi, cioè il giudizio in Cassazione sulla vicenda Lodo Mondadori ”il danno lo subii io”. ”Per un intervento politico dovetti cedere a De Benedetti e compagnia bella la Repubblica, l’Espresso, 18 giornali e addirittura una cartiera che era della Mondadori – racconta Berlusconi – in effetti quando fui costretto a sedermi al tavolo e a cedere queste testate della Mondadori, io rimasi al tavolo addolorato e De Benedetti si alzò felicissimo e soddisfatto, come dimostrano i filmati che ci sono in giro in questi giorni che mandano una intervista che lui rilasciò”. Senza considerare il notevole risarcimento: “Quanto all’entità del danno – prosegue Berlusconi –  si chiede a noi un danno di 560 milioni contro un valore di 100 milioni di azioni Mondadori possedute da Fininvest, è incredibile”. A stretto giro di posta arriva la replica di Carlo De Benedetti: “La consuetudine di Silvio Berlusconi di manipolare la verità va di pari passo con la sua spudoratezza – afferma – L’ex presidente del Consiglio ha un’altra volta semplicemente omesso di dire la verità fondamentale e cioè che il controllo del gruppo Mondadori-Espresso fu sottratto alla Cir attraverso la corruzione di un giudice. Una sentenza passata in giudicato ha stabilito categoricamente che la corruzione è stata effettuata da Cesare Previti per conto e nell’interesse della Fininvest di Berlusconi. Previti e Metta, il giudice corrotto allo scopo, – conclude – sono stati per questo reato condannati”.
Il ritorno a Forza Italia: “E il numero uno sarò io”
Nel Pdl, intanto, la tensione è sempre molto alta, con l’annuncio di un’imminente “rivoluzione azzurra“. Ma Silvio Berlusconi rompe gli indugi, ribadisce di non avere nessuna intenzione di abbandonare il campo e, con un salto nel tempo, annuncia: “Il Pdl resterà come coalizione dei partiti di centrodestra: Forza Italia ne farà parte e temo che sarò ancora chiamato ad essere il numero uno”. Berlusconi quindi si prepara alla prossima campagna elettorale, ma per il momento conferma, nonostante le ripetute minacce, che non staccherà la spina al governo di larghe intese. “Il nostro sostegno al governo Letta è convinto e assolutamente leale – sostiene l’ex premier – Le dichiarazioni di qualche esponente del Pdl vanno intese come uno stimolo a fare di più”.
Un annuncio, quello del ritorno a Forza Italia, che sembra provocare entusiasmo nell’ala forzista del partito: “Forza Italia e la sua leadership rappresentano uno straordinario punto di riferimento per i liberali, i riformatori, i modernizzatori, e per tutti coloro che vogliono opporsi all’oppressione fiscale, all’oppressione burocratica e all’oppressione giudiziaria” afferma Daniele Capezzone. Ma un altro ex radicale a rallentare: “Se tornare a Forza Italia significa tornare allo spirito inclusivo degli esordi, riprendere quella strada dopo una stagione non facile e adattarla alle nuove sfide, è un fatto positivo – dice il ministro per le Riforme Gaetano Quagliariello – Se invece Forza Italia diventa la curva sud dei tifosi che estremizza ancora di più i messaggi, e quindi, invece di compiere uno sforzo di inclusione, restringe ancora di più la prospettiva, allora si tratterebbe di una perdita secca. Io sono sicuro che si realizzerà la prima ipotesi. Anche per questo tra il nuovo partito e il governo non c’è una obbligatoria contrapposizione: tutt’altro”. Un modo anche per ricondurre alla calma anche la componente proveniente da Alleanza Nazionale. Ma, per esempio, per il momento Altero Matteoli (ex ministro, figura comunque sempre vicina al Cavaliere) non cade nella provocazione. “Più dei nomi contano le idee e la capacità di trasformarle in proposte concrete e di avere la forza di realizzarle – dichiara – Non avverso quindi la decisione di Berlusconi e sono certo che insieme al nome sarà capace di ridare al partito i contenuti politici che hanno consentito in questi ultimi venti anni al centrodestra di essere il punto di riferimento per i moderati, per chi crede nei valori della destra e che comunque non si riconosce nella sinistra e che ritiene il bipolarismo una grande conquista per l’Italia”. Insomma: a parte il nome, dentro al partito cosa ci sarà?

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