domenica 24 giugno 2018

Il nuovo sistema del lavoro gratuito secondo Luigi Di Maio


Workfare all’italiana. Gli scenari che si preparano e le molte incognite che gravano su una riforma epocale che avrà bisogno di anni per essere realizzata. E nel frattempo cosa si farà per i lavoratori poveri, precari e disoccupati?
Roma non avrà bisogno delle pecore per tosare l’erba dei parchi quando i beneficiari del presunto «reddito di cittadinanza», in realtà un sussidio minimo condizionato al reinserimento lavorativo, saranno obbligati a lavorare otto ore gratis ogni settimana per i comuni di residenza. Tra le attività di «pubblica utilità» a cui ieri ha alluso il ministro del lavoro Luigi Di Maio al congresso della Uil, potranno esserci anche quelle di giardinaggio. Attualmente ci sono 16 detenuti che svolgono questo lavoro nei parchi della Capitale.

Così l’Ue prepara il bavaglio al web: fine dei link e dei social

http://www.libreidee.org/

Axel VossVietato postare contenuti altrui, vietato far circolare link e idee. In altre parole: sarà svuotato e sterilizzato il web, stando ai “muggiti” che salgono dall’Unione Europea, cioè dalla roccaforte burocratica dove i governi – ridotti a passacarte delle grandi lobby – assistono con terrore all’insorgenza democratica che, in tutta Europa, i media mainstream chiamano “populismo”. «Addio meme, addio upload libero di foto e filmini sul web», scrive Emanuele Bonini sulla “Stampa”. «Il Parlamento Europeo è pronto alla stretta su Internet in nome dei diritti d’autore». La commissione giuridica, infatti, ha appena approvato le proposte di modifica della legislazione comunitaria sui copyright, «dando il proprio benestare a norme che aprono la strada a possibili future tasse per la pubblicazione di link di articoli di giornale e a filtri che blocchino, sulle grandi piattaforme, contenuti audio-visivi in tutto o in parte protetti da diritti». Sarebbe, tecnicamente, la fine del web come lo consciamo oggi, fondato sulla circolazione illimitata di notizie, analisi e idee. La questione è controversa, scrive la “Stampa”: per il legislatore europeo c’è «l’esigenza di tutelare i diritti intellettuali», mentre per l’internauta «una mossa di questo tipo rappresenta un restringimento delle maglie della rete». Un vero e proprio bavaglio.

Potere al Popolo: al fianco di Demirtas e dell’HDP alle elezioni in Turchia

http://contropiano.org/
Contro il regime autoritario di Erdogan
Domani 24 giugno si terranno le elezioni politiche anticipate in Turchia. Il presidente Erdogan ha indetto per la prima volta nella storia del paese elezioni congiunte per il Parlamento e la presidenza della Repubblica, con l’obiettivo di ottenere una vittoria schiacciante che gli consenta di stabilizzare il sistema presidenziale e il regime autoritario e repressivo che ha imposto alla Turchia, soprattutto dopo il tentato golpe del 2016.
È vergognoso il silenzio dell’Italia e dell’Unione Europea su queste elezioni. Nonostante il suo carattere violentemente autoritario, nonostante calpesti ogni idea di stato di diritto e di rispetto dei diritti umani, la Turchia di Erdogan continua ad essere un partner politico, militare e commerciale dell’Ue, che ha già versato al governo turco 6 miliardi per bloccare i flussi migratori.

Nel frattempo le "persone per bene" si voltano dall'altra parte. Migranti, altre 1000 persone alla deriva. Le Ong: “Noi esclusi da Guardia costiera italiana. Ci hanno detto: ‘Non servite'”.

Sette barconi in difficoltà al largo delle coste libiche. Roma lancia l'allarme e passa il comando delle operazioni a Tripoli. La denuncia di Proactiva Open Arms: "Ci hanno detto: "Non abbiamo bisogno del vostro aiuto'. Sarà il più grande respingimento nella storia". Salvini: "Navi ong sono voraci". Colau, sindaca di Barcellona: "Il nostro porto è aperto". Appello alla Capitaneria di Porto, aderiscono anche Boldrini e Nicolini.
Migranti, altre 1000 persone alla deriva. Le Ong: “Noi esclusi da Guardia costiera italiana. Ci hanno detto: ‘Non servite'”

Ci sono mille migranti alla deriva nel Mediterraneo a bordo di sette barconi in acque libiche. Il coordinamento dei soccorsi è stato assunto dalla Guardia costiera di Tripoli, dopo la prima segnalazione di emergenza fornita da quella italiana. Il Centro di coordinamento della Guardia costiera di Roma, infatti, una volta ricevuta l’allerta, ha avvisato tutte le navi in transito in quella zona, con un messaggio circolare e contemporaneamente ha avvisato i libici della situazione in corso nella propria zona di ricerca e soccorso.
Ma attorno alla segnalazione di emergenza lanciata dall’Italia si è creato un caso, perché la Ong spagnola Proactiva Open Arms, la cui nave si trova a 65 miglia dai barconi, accusa su Twitter: “Alle 12.40 abbiamo risposto alle 7 chiamate della Guardia costiera di Roma rivolte a tutte le navi per il salvataggio in acque internazionali di 1.000 persone alla deriva. Risposta: Non abbiamo bisogno del vostro aiuto“. 
Poco fa, sempre sui social, l’organizzazione non governatica iberica ha scritto ancora: “Circa 1.000 persone alla deriva. La Guardia costiera  di Roma lancia un avviso a tutte le imbarcazioni della zona e quando chiediamo istruzioni, ci rispondono: Non siete necessari’. Se non vogliono barche che vadano in soccorso, cosa vogliono?”.
Poco dopo è arrivata la risposta di Matteo Salvini, sempre su Twitter: “1.000 immigrati sui barconi davanti alla Libia? Lasciamo che le Autorità libiche facciano il loro lavoro di salvataggio, recupero e ritorno in patria, come stanno ben facendo da tempo, senza che le navi delle voraci Ong disturbino o facciano danni – ha scritto il vicepremier – Sappiano comunque questi signori che i porti italiani sono e saranno chiusi a chi aiuta i trafficanti di esseri umani”.

Il tribalismo di Stato sta tornando. E bisogna fare attenzione.



Economista
Il tribalismo di Stato sta tornando. E bisogna fare attenzione Prima vittima di questo processo è la memoria storica, che viene costantemente riscritta. Con questo strumento il “regime” descrive guerre immaginarie contro nemici altrettanto fittizi e vittorie spettacolari, tutte mai avvenute. Lo status di guerra permanente è il collante che tiene in piedi una società profondamente debole, priva di consenso. Il nemico è dovunque e chiunque.
In politica il linguaggio è fondamentale, è il ponte attraverso il quale fluisce la volontà popolare.
Almeno questo è ciò che succede in democrazia.
Nei “regimi” succede il contrario, il linguaggio scorre al contrario, è il sistema che decide cosa dire e come dirlo e il popolo assorbe, come una spugna, tutte le fandonie che gli vengono servite.
Chi esporta troppo acciaio negli Stati Uniti mette a repentaglio la sicurezza nazionale; i migranti succhiano risorse che altrimenti verrebbero spese per gli italiani; il governo ungherese temendo un’epidemia di omosessualità proibisce la rappresentazione di Billy Elliot.

“Macron è feroce con migranti e sindacati".

Intervista Huffpost alla scrittrice francese Annie Ernaux: "Sull'Aquarius non ha fatto nulla lasciando che la Spagna salvasse l'onore dell'Europa".

"Emmanuel Macron? È un autocrate con il desiderio di restaurare la monarchia, c'è qualcosa di molto violento che non viene percepito dagli osservatori e che si sta producendo durante la sua presidenza". 
È immediata e decisa la risposta della scrittrice Annie Ernaux quando le chiediamo cosa ne pensi del suo presidente attuale, fissandoci ancora di più con i suoi occhi color ceruleo. Siamo a Lignano Sabbiadoro e lei che - a ragione - è considerata una delle autrici più autorevoli del panorama culturale francese (suoi i besteller Il posto, Gli anni, vincitore del Premio Strega Europeo, L'altra figlia, Memoria di ragazza e Una donna, pubblicato come tutti gli altri da L'orma editore), ha ricevuto il 34esimo Premio Hemingway per la Letteratura, "il più grande scrittore nel Novecento americano, molto legato al mio percorso di scrittura e di vita", ci spiega. "Di fatto – aggiunge subito dopo – Macron si è accorto che la Francia non si è ancora ripresa dall'elaborazione del lutto della mancanza di un re, e sta agendo in qualche maniera per colmare quel vuoto, ma così facendo, non si rende conto che si allontana sempre di più dalla vita quotidiana delle persone normali, le cui esigenze sono sempre prese meno in considerazione dalla sua presidenza". "Tutto questo emerge dalle sue affermazioni: nel suo agire politico, la comunicazione corrisponde a tutto. Una politica del genere ha una stagione sola, non durerà, o almeno, così spero".

Votazioni in Tuchia: Intervista a Murat Cinar.

Oggi, domenica 24 Giugno si sta votando in Turchia per le elezioni politiche e presidenziali.

Nel parliamo con Murat Cinar, giornalista free-lance turco da anni residente in Italia.
Le elezioni anticipate in Turchia sono solo l’ultima delle trovate di Erdogan, che ci ha abituato ad accelerazioni e svolte repentine. Quali sono le motivazioni di questa scelta?
Ci sono motivazioni ufficiali e non ufficiali. Quelle ufficiali sono state dichiarate nel mese di aprile da Devlet Bahçeli, leader del partito nazionalista MHP. Tale partito, dopo aver appoggiato esternamente l’AKP, fa ora direttamente parte della coalizione di Governo.
L’intervento di Bahçeli ha toccato tre punti: la crisi economica in arrivo, le dinamiche internazionali e una preoccupazione elettorale. A novembre, infatti, ci saranno le elezioni amministrative e le elezioni politiche avrebbero dovuto svolgersi nel 2019, per cui, in caso di sconfitta alle elezioni amministrative, anche le politiche sarebbero state molto più incerte.
Queste motivazioni non sono state mai smentite da parte del Governo o dal Presidente della Repubblica. Erdogan ha semplicemente dichiarato che, grazie al referendum presidenziale dell’anno scorso, la Turchia è pronta per passare totalmente al sistema presidenziale: i tre poteri (giuridico, legislativo e giudiziario) vanno accentrati per rispondere al terrorismo, alla crisi economica e alle incognite internazionali. Oltre a questo, non manca una motivazione più banale: il Governo, totalmente corrotto, cerca di evitare tutti i maxiprocessi a proprio carico dal 2014 e blindare il proprio operato per altri 4 anni diventa una necessità.

Salvini, il politico fa il suo mestiere. Il problema è quando il cittadino sta in silenzio.

Antropologo e scrittore
 Fa male, molto male rileggere queste parole di Romain Gary, ma occorre farlo, se non si vuole davvero rimanere nella bugia. Parole che mi sono tornate in mente ascoltando le litanie arroganti di Matteo Salvini e dei suoi corifei, che sono spesso peggio dell’originale a proposito dei migranti. Ovviamente nessun paragone (per ora, anche se siamo sulla strada giusta) con il nazismo, sarebbe davvero eccessivo, ma è il senso del ragionamento di Gary che va ripreso.  
Non basta indignarsi per l’atteggiamento bullesco e per i toni sprezzanti del ministro dell’Interno, lui semplicemente fa il suo sporco lavoro, quello di distrarre l’opinione pubblica dai problemi reali. Fa propaganda, anche se sulla pelle degli altri.
Quello che spaventa è il grande, sempre maggiore, consenso che questa linea riscuote tra gli abitanti del Paese. Tra quegli “italiani brava gente”, che per decenni si sono cullati su questo mito della bontà, dimenticando peraltro un ventennio di dittatura con tanto di leggi razziali. Almeno prima essere buoni era considerato un valore. Ora no. Meglio passare per cattivi, che a essere buoni non sia mai che si faccia la figura dei coglioni.

Trattati commerciali e democrazia svenduta, fermiamo il CETA.


Mentre la questione migranti e il fallimentare regolamento di Dublino stanno tenendo banco sui media come le principali criticità di un'Europa che fatica a rispettare i suoi valori fondanti di solidarietà libertà e giustizia, incombe sul nostro Parlamento la questione del CETA, il trattato di libero scambio tra Europa e Canada, che rischia di svilire per sempre le basi democratiche dell'Unione Europea in ossequio al libero commercio.
 
Elena Fattori Senatrice Movimento 5 Stelle


Evitata per un soffio la ratifica nella scorsa legislatura, il No al CETA è un impegno assunto da circa i due terzi dei candidati alle scorse elezioni politiche con la Campagna "No CETA, non tratto", promossa dalla Campagna Stop Ttip Italia insieme a diverse organizzazioni e a un ampio schieramento di associazioni dei consumatori.
Bocciare il trattato commerciale, con la notifica alla commissione europea del NO alla ratifica, avrebbe un impatto determinante sulle strategie di liberismo sfrenato dell'UE: non solo bloccherebbe l'applicazione provvisoria delle misure di abbattimento di dazi e dogane contenute nel CETA ma costringerebbe l'UE a ripensare alla modalità e all'impatto dei grandi trattati commerciali.

sabato 23 giugno 2018

Decostruire l’antiziganismo.

Il censimento di rom e sinti è un antico adagio che va oltre quello terribilmente noto del ’38. C’è stato quello dei nazisti e prima ancora quello del capo della polizia di Monaco nel 1905. In Svizzera è durato fino agli anni ’80 e serviva per estirpare il bacillo del nomadismo dai bambini di queste comunità con l’allontanamento forzato dalle famiglie, l’elettroshock, la sterilizzazione. Intanto in Italia nascevano i campi nomadi, nonostante l’80 per cento di rom e sinti non lo siano da molto tempo, come soluzione per rieducare persone considerate con quoziente intellettivo basso. «Non c’è nessun bisogno del censimento, abbiamo urgente necessità di decostruire l’antiziganismo che è l’odio che costruiamo verso rom e sinti facendone il nostro capro espiatorio per tutti i mali – scrive Luca Bravi, uno dei più bravi studiosi di storia dei rom e dei sinti in Europa, in particolare dell’internamento, altra pagina rimossa dai paraocchi del razzista democratico – Impariamola la parola “antiziganismo” e mettiamola accanto ad “antisemitismo”… Ci serve un processo culturale che smonti gli stereotipi…»
 Comune-info.net Luca Bravi*
Il governo Conte (o come più pare evidente il governo Salvini) ripropone in questi giorni l’antico adagio del censimento dei rom e dei sinti. Secondo il ministro dell’interno nessuno ha più fatto niente dopo Maroni (le cui azioni di censimento sono state dichiarate improprie ed incostituzionali). Molti invece avevano fatto in Europa prima di lui ed è necessario riproporla questa storia del nostro continente nell’ultimo secolo, per capire il dato più importante: che effetto hanno prodotto questi censimenti? Hanno mai migliorato davvero la vita di queste persone?
Dobbiamo prima connotare meglio chi siano i rom, perché altrimenti si producono immagini distorte: in Italia, soltanto il 20 per cento di rom e sinti vive nei campi nomadi, mentre l’80 per cento vive esattamente come il resto della popolazione italiana ed è scarsamente visibile ai nostri occhi, perché evita di dichiararsi rom o sinto per non doversi difendere dai pregiudizi (voi lo dareste lavoro ad una persona che si dichiara rom? il 96 per cento della popolazione italiana non lo farebbe); questa popolazione in Italia conta tra i 160mila e le 180mila persone, quattro su cinque non stanno nei campi eppure c’è il costante richiamo a considerarli solo un popolo di ghettizzati; impareremo che è l’effetto dei nostri stessi censimenti che rappresentano un po’ la profezia che si autoavvera, perché con i paraocchi del razzista democratico, noi diciamo “rom” e pensiamo “campo nomadi” oltre a ladro, delinquente ecc.

Valutazione, meritocrazia e premialità.

Tre parole diventate pericolose perché usate in modo truffaldino, come possenti parole d'ordine per far credere a tutti che si stia operando nel migliore dei modi possibili; mentre purtroppo spesso si stanno facendo dei danni.




micromega Edoardo Lombardi Vallauri

Queste tre parole, usate insieme, sono diventate pericolose. Almeno, per il sistema nazionale dell'istruzione e della ricerca. Parlerò soprattutto dell'università, che conosco meglio. Il pericolo sta nel fatto che, da chi governa, questi termini vengono usati in modo magico, come possenti parole d'ordine per far credere a tutti che si stia operando nel migliore dei modi possibili; mentre purtroppo spesso si stanno facendo dei danni. Ad esempio, quando si sbandiera che nell'università vengono introdotti meccanismi di valutazione, si sta cercando di far credere che automaticamente si tratti di valutazione giusta; e ci si guarda bene dal ricordare con pari energia che una valutazione sbagliata è possibile, a volte è la più probabile, e ha conseguenze nefaste. Ma invece di soffermarsi su questi dettagli, ci si affretta a dire che grazie alla valutazione si potranno introdurre criteri meritocratici, e meccanismi premiali. Questo genera l'impressione che la valutazione sia ovviamente quella giusta, e che si tratti solo di trarne le conseguenze premiali, che quindi potranno solo essere dei miglioramenti. In effetti, rivolgendosi a un pubblico che legittimamente ben poco sa di che cosa sia la ricerca, di che cosa sia l'istruzione, e anche di che cosa sia la valutazione, è facile ottenere questo effetto mistificatorio. In parole povere, è facile ingannare la gente.

Ambiente. Cina blocca rifiuti di plastica dall’estero. E l’Italia non potrà più “esportare” a Pechino la sua carta da macero.

A causa del bando cinese si dovrà trovare una sistemazione per 122 milioni di tonnellate di plastica entro il 2030 e saranno i Paesi che finora avevano utilizzato la Cina come destinatario dei propri rifiuti ad avere l’obbligo di trovare nuove soluzioni. Tra loro c'è anche l'Italia.
Cina blocca rifiuti di plastica dall’estero. E l’Italia non potrà più “esportare” a Pechino la sua carta da maceroIl blocco delle importazioni di rifiuti di plastica non industriali in Cina, in vigore dal 1 gennaio 2018, avrà un impatto globale e influenzerà gli sforzi per ridurre la quantità di rifiuti di plastica che ogni giorno entrano nelle discariche. Una conseguenza che già era stata prevista quando la decisione di Pechino fu resa ufficiale nel 2017.
Ma questa volta un gruppo di ricercatori dell’Università della Georgia ne ha calcolato gli effetti in uno studio pubblicato su Science Advances. Morale: 
a causa del bando cinese si dovrà trovare una sistemazione per 122 milioni di tonnellate di plastica entro il 2030 e saranno i Paesi che finora avevano utilizzato la Cina come destinatario dei propri rifiuti ad avere l’obbligo di trovare nuove soluzioni.
Tra l’altro dal 1993 le importazioni e le esportazioni annuali globali di rifiuti di plastica sono salite alle stelle, con una crescita di circa l’800% nel 2016, mentre solo il 9% di tutta la plastica prodotta è stata riciclata, la maggior parte è finita nelle discariche o nell’ambiente naturale.

Ambiente. Auto elettriche, la Cina si muove tutta velocità. In Europa, invece, stiamo arrancando.

Docente presso la Facoltà di Scienze MM. FF. NN. a Firenze
Auto elettriche, la Cina si muove tutta velocità. In Europa, invece, stiamo arrancando La sostanza del rapporto è che l’Europa sta rischiando di perdere un’occasione storica per utilizzare le nuove tecnologie del trasporto elettrico per mantenere uno dei suoi punti qualificanti, quello della leadership mondiale nel campo della sostenibilità e l’energia rinnovabile.
Per non parlare dei posti di lavoro che si potrebbero creare nella nuova industria.
Purtroppo, l’industria europea degli autoveicoli si è persa nelle nebbie del diesel – e ora ne sconta le conseguenze.
 A parte gli scandali e gli imbrogli, ci ritroviamo con l’aver investito in una tecnologia inquinante e obsoleta che dovrà essere abbandonata il prima possibile nell’ottica di una riduzione delle emissioni.
La Cina, invece, ha visto le possibilità generate dalla rivoluzione del trasporto elettrico, investendo risorse nelle tecnologie e promuovendo il mercato dei veicoli elettrici con incentivi governativi.
Dal rapporto, leggiamo che “Nell’ultimo anno la Cina ha investito 21,7 miliardi di euro nella produzione di veicoli elettrici (Ev), mentre l’Europa solo 3,2. (…)La politica cinese in materia di veicoli puliti – il ‘mandato per i veicoli a energia nuova’ – prevede che i costruttori di automobili ottengano crediti per la produzione di veicoli elettrici equivalenti al 10% del mercato complessivo delle autovetture nel 2019 e al 12% nel 2020″.

Migranti. Un mondo senza di noi. Migranti e irregolari.

Provate ad immaginarlo. Un mondo senza di noi sarebbe ormai impossibile. 


Ci ritirassimo d’un colpo dalle vostre città e dalle vostre campagne. Dagli appartamenti dove i vostri vecchi pensano alla solitudine del giorno dopo. Dove scomparite in fretta di sera perché non sapere che fare del tempo che vi resta. Passate furtivi sulle strade per timore di incontrare qualcuno di sospetto. La paura è diventata la vostra fedele compagna di talamo e gli occhi faticano a trovare un fratello.
Senza di noi finireste proprio male. Vi chiudereste senza scampo dietro le vostre feritoie con la luce filtrata da un sole senza calore. Più nessuno da ospitare per essere salvati dalla prossima guerra. La vostra frutta rimarrebbe senza mani e piedi per arrivare lontano. I vostri politici sarebbero obbligati a parlare un’altra lingua, differente da quella ristretta dall’odio che li trasforma in vincitori. Un mondo senza di noi somiglierebbe ad una giostra senza bambini e a un parco senza giochi. Dovrete ricominciare daccapo ad industriarvi per trovare un altro nemico.

Francia: parte il Tour de Base per il reddito di base

http://www.bin-italia.org/


Il progetto Tour de base 2018 è un viaggio estivo di due settimane in bicicletta come uno degli eventi estivi, in Francia, per il reddito e si svolgerà  dal 16 al 19 agosto 2018.
E’ aperto a tutti i volontari in base al loro tempo libero e ai loro mezzi, con l’obiettivo di andare per le strade e fare spettacoli, incontrare i francesi, parlare e discutere dell’idea di un reddito di base. Un’opportunità per vivere un’avventura collettiva, per scoprire una parte del territorio, per creare incontri, per avere un’idea più chiara dell’opinione degli altri sul reddito di base e per far avanzare l’idea e la proposta tra la popolazione francese, cosi da permettere a se stessi di dubitare, sognare, evolvere, e far emergere la possibilità di una società più giusta.
L’itinerario e i passaggi sono descritti di seguito:
4 agosto: Tours d’azione  + TOURS-VILLANDRY -> 22km
-5 agosto  : VILLANDRY – SAVIGNY -> 48 km

I lavori relativi a Linux ed all’OpenSource sono sempre più richiesti, lo dice il JobsReport della LinuxFoundation

https://www.miamammausalinux.org

 

Ogni anno analizziamo e confrontiamo i resoconti relativi alle richieste di lavoro nell’ambito Linux ed open-source. I dati sono da sempre piuttosto confortanti e dimostrano essenzialmente due cose:
  1. Avere delle competenze generiche oggi giorno è limitante, molto meglio scegliere di specializzarsi in ambiti precisi. Non basta più dire “sono un informatico”, ma nella ricerca di un lavoro poter aggiungere “ho lavorato al progetto open-source X e contribuito al progetto Linux Y” è sicuramente un plus molto utile;
  2. Conoscere Linux e sapersi muovere nell’ambito Open Source è vantaggioso
Infatti come dimostra il report 2018 della LinuxFoundation e come spiega questo articolo di ZDNet la richiesta di competenze in questo ambito è sempre altissima. L’executive director della LinuxFoundation, Jim Zemlin, dice:
Open source technology talent is in high demand, as Linux and other open source software dominates software development

Il Consiglio Superiore di Sanità contro la cannabis light: un altro passo indietro in Italia

 
 dinamopress Andrea Carrozzini*
Il CSS si è espresso su richiesta dell’ex ministra Lorenzin sull’eventuale nocività in assenza di studi clinici e sulle forme di commercializzazione della cannabis a basso contenuto di THC, esprimendo posizioni difensiviste che, sebbene non vincolanti per legge, riportano indietro il senso comune sull’utilizzo della cannabis

La distruzione dell’empatia (e le lacrime felici)

Possiamo provare a leggere la congiuntura política non semplicemente come una disputa tra distinti gruppi per il potere, ma come uno scontro tra differenti percezioni della vita sociale, tra differenti sensibilità della vita in comune?
Cerchiamo di farlo poggiandoci sul concetto suggestivo di “pedagogía della crudeltà” proposto dall’antropologa Rita Segato.

Grecia. Cravatte, cravattari e responsabilità storiche sul disastro sociale

 contropiano
Era sabato 13 febbraio del 2015, a Roma era stato convocato un corteo in solidarietà con la Grecia impegnata contro i diktat della Troika. Al governo di Atene c’era la Syriza di Tsipras e ministro dell’economia era Varoufakis.
Lo spezzone di Ross@ – dalla quale è nata poi la Piattaforma Eurostop – si diresse verso l’ambasciata tedesca lanciando cravatte, simbolo dello strozzinaggio e dello strangolamento che veniva imposto alla Grecia di Tsipras.

Saviano. Il ministro della malavita smetta di seminare odio.

Pubblichiamo il testo del video su Facebook con cui Roberto Saviano ha risposto al ministro Matteo Salvini.
...Togliamo a Matteo Salvini, togliamo al ministro della malavita la possibilità di continuare ad armare odio, disprezzo, continuare a dire bugie perennemente. Chi non lo fa ora, chi non prende parte ora, sarà colpevole per sempre».





micromega Roberto Saviano

E secondo te, Salvini, io sono felice di vivere così da undici anni?
Più di undici anni...

Ho la scorta da quando ho 26 anni, ma pensi di minacciarmi, di intimidirmi.
In questi anni sono stato sotto una pressione enorme, la pressione del clan dei Casalesi, la pressione dei narcos messicani.
Ho più paura a vivere così che a morire così. E quindi, credi che io possa avere paura di te?
Buffone.
Salvini ha come nemici gli immigrati, ha come nemici le persone del sud Italia, insultate un attimo prima di andare, invece, a chiedergli i voti. Ha come nemici i rom, tanto che dice: “Beh, quelli di cittadinanza italiana ce li dobbiamo tenere”.
Sono felice di essere tra i suoi nemici, sono felice di essere sommato tra gli ultimi che odia e su cui fa propaganda politica. Teatro, senza dare alcuna vera risposta. Salvini oggi è definibile “ministro della malavita”, espressione coniata da Gaetano Salvemini. Salvini è stato eletto in Calabria.

Ambiente. Inquinamento marino, Legambiente: “Business da un miliardo tra scarichi, depuratori, pesca illegale e abusivismo”.

Secondo i dati del dossier Mare Mostrum, nel 2017 le persone denunciate e arrestate sono state 19.564. Quasi il 50% dei reati si concentra nelle quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa. I reati più contestati sono quelli legati all’inquinamento delle acque e del suolo: da soli raggiungono il 35,7% del totale delle infrazioni accertate. Seguono con il 27,7% la pesca illegale, quindi il cemento abusivo, con il 19,5 per cento.
Non c’è tregua per i mari e le coste italiani. Dall’inquinamento delle acque e del suolo causato da scarichi fognari fuorilegge, depuratori mal funzionanti o assenti e contaminazioni del suolo fino alla pesca illegale e al cemento abusivo.
Nel 2017 sono state 17mila le infrazioni contestate, oltre 46 al giorno, con un incremento rispetto all’anno precedente dell’8,5%. A rivelarlo è il rapporto Mare Mostrum 2018 di Legambiente che fa il punto sulle minacce per il nostro territorio.
A partire dalla maladepurazione che in Italia continua ad essere un’emergenza irrisolta.
E se gli scarichi illegali riguardano un abitante su quattro, non va meglio sugli altri fronti: tonnellate di rifiuti, nella stragrande maggioranza plastiche non gestite correttamente, continuano a finire in mare e invadere le nostre spiagge. E poi c’è il cemento abusivo che non viene demolito e che invade anche i tratti costieri di maggior fascino, ma anche la corsa alle trivellazioni petrolifere che mettono a rischio il Mediterraneo.
Considerando il valore delle sanzioni penali e amministrative, la stima economica dei sequestri, appalti pubblici irregolari e danni erariali il mare illegale è un business da quasi un miliardo di euro. 
IL MARE ILLEGALE –

venerdì 22 giugno 2018

100.000 euro di evasione fiscale vi sembran pochi?

 
Il capo del governo Matteo Salvini, in uno dei suoi tanti roboanti annunci che costituiscono la sua pressoché unica attività, ha promesso di annullare tutto il contenzioso fiscale sotto i 100.000 euro.